Storia della Musica: il Progressive Rock, le origini (1967-70)

Il nostro viaggio nella storia della musica continua: stavolta parleremo delle origini del progressive rock, genere in bilico tra hard, classica e jazz.

La rivoluzione culturale entrata in gioco nel continente europeo dopo la prima metà degli anni ’60 si ripercosse anche sulla musica: le prime ribellioni, il sorgere dell’ideologia hippie e la massiccia diffusione di sostanze stupefacenti prettamente “psichedeliche” come l’LSD furono solo alcuni dei fattori protagonisti di una generazione sognante, pronta ad esplodere e a liberarsi verso nuovi orizzonti. Sensazioni che si rifletterono sulla musica. La classica “forma canzone” iniziò infatti a vedere un parziale e (appunto) “progressivo” allontanamento, a favore di una maggiore sperimentazione e di una ricerca spasmodica di nuove soluzioni, mescolando numerosi generi così distanti ma, mai come ora, così vicini.

La nascita del Progressive Rock non ha una data specifica, ma le peculiarità di tale genere, poi etichettato solo nei decenni successivi, ci permettono di dare dei punti di avvio su cui strutturare la storia del genere. Il Progressive Rock è infatti un genere a braccetto con il rock, caratterizzato però da composizioni solitamente più lunghe, da una struttura musicale maggiormente diversificata rispetto alla solita sequenza “strofa-ritornello-strofa-ritornello-eccetera” e dalla piacevole “intromissione” di strumenti insoliti per il rock, come violini, sassofoni ed altro. Grandi protagonisti di questa rivoluzione musicale saranno di fatto due tastiere: il moog e il mellotron, strumenti capaci di generare suoni, all’epoca, mai sentiti prima.

progressive rock

I primi ad usarlo furono, tra i tanti, i Beatles e i Moody Blues: i primi, anch’essi trascinati dalla rivoluzione musicale in corso, mostrarono i primi esempi di musica psichedelica in grande scala in pezzi come Strawberry Fields Forever, per poi affinare gli esperimenti con un album che viene considerato tra i primi esempi di Progressive RockSgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Le strutture dei brani erano comunque ancora legate alla musica pop, mentre i Moody Blues, con Days of Future Passed, proposero quello che, probabilmente, può esser considerato come il primo, grande album progressive della storia del rock: composizione lunghe e magniloquenti, massiccio utilizzo di tastiere e l’accompagnamento della London Festival Orchestra rendono il lavoro storico ed imprescindibile per chiunque ami la musica rock.

Nel frattempo il percorso musicale del rock si ramificava tra la psichedelia proposta da gruppi famosi come i Pink Floyd e gruppi meno celebri ma altrettanto seminali come i Red Krayola e i 13th Floor Elevators, le sonorità hard lanciate dagli Who e i Led Zeppelin e il connubio con il rock di classica e jazz. I The Nice, capitanati dal leggendario Keith Emerson, furono tra i primi a proporre alcuni standard della musica classica in chiave rock, proponendo suite anche dalla durata “torrenziale”, piene di virtuosismi: The Thoughts of Emerlist Davjack è uno tra i lavori più rappresentativi della storia del Progressive Rock, seppur risulti uno tra i meno “sponsorizzati”. Anche il jazz stava trovando la sua dimensione all’interno del rock, ma il risultato di tale “fusione” esploderà maggiormente all’inizio degli anni ’70. Nel frattempo tanti artisti si cimentavano in “classici della classica”, come gli Aphrodite’s Child con la hit Rain and Tears e i Procol Harum con la storica A Whiter Shade of Pale. A contaminare il rock ci pensa anche il blues, dove troviamo probabilmente la maggior ispirazione nei Traffic di Steve Winwood, con l’album Mr. Fantasy.

Il Progressive Rock stava iniziando a muovere lentamente i primi passi, ma ciò che tale genere avrebbe rappresentato realmente in futuro si sarebbe visto soltanto a partire dal 1969, con uno tra i lavori più importanti (ed ingiustamente dimenticati) della storia della musica: In The Court Of The Crimson King dei King Crimson. La prima traccia dell’album, 21st Century Schizoid Man, ispirerà un’interminabile schiera di artisti e si catapulterà sul mondo della musica come un fulmine a ciel sereno: un sax infernale, ritmi forsennati e sezioni di free jazz scandiranno 6 minuti di autentica follia, uno shock per l’epoca ma anche la giusta rappresentazione di un movimento culturale sempre più disagiato, emotivamente instabile e voglioso di sperimentazione. Nel 1970 iniziano a muovere i primi, decisivi passi, anche le band maggiormente rappresentative di tutto il genere: i Van der Graaf Generator pubblicheranno due album di “puro prog”, i Genesis inizieranno a far sentire la propria voce con Trespass, i Yes inizieranno ad acquisire celebrità con Time and A Word e il jazz-rock comincerà a proporre perle come Third dei Soft Machine ed Elastic Rock dei Nucleus. Ma ne parleremo nella prossima puntata.

Nel frattempo vi consigliamo cinque capolavori del periodo consigliati e cinque lavori sottovalutati ma assolutamente da scoprire, una sorta di “editor’s choice”.

I cinque capolavori del Progressive Rock dal 1967 al 1970:

1967, The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
1967, The Moody Blues – Days of Future Passed
1969, King Crimson – In The Court Of The Crimson King
1970, Soft Machine – Third
1970, Van der Graaf Generator – H to He, Who Am the Only One

I cinque lavori “editor’s choice”:

1969, East of Eden – Mercator Projected
1969, Frank Zappa – Hot Rats
1970, Amon Düül II – Yeti
1970, Aphrodite’s Child – 666
1970, Magma – Magma

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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