Mario Stefano Pietrodarchi: campione del mondo

Campioni del mondo! L’Italia non l’ha gridato solo a Berlino, ma anche con Mario Stefano Pietrodarchi campione del mondo di Fisarmonica e musicista di fama internazionale.

Redazione: Oggi SenzaBarcode ha il piacere di intervistare Mario Stefano Pietrodarchi, uno dei maggiori talenti della fisarmonica internazionale. Ringrazio Mario per la sua disponibilità e non nego, cari lettori, l’orgoglio nell’intervistare un mio conterraneo.
Mario partiamo proprio dalle tue origini. Sei nato ad Atessa in provincia di Chieti, in Abruzzo, da li hai cominciato a scrivere la tua storia con la fisarmonica. Raccontaci come mai hai scelto questo strumento, qualcuno lo suonava in casa?

Mario Stefano Pietrodarchi: Per iniziare mi è doveroso ringraziare tutti voi per questa intervista.
Ho iniziato lo studio della fisarmonica all’età di nove anni, ho trovato lo strumento in casa dei nonni, fu un amore a prima vista.
Il giorno successivo, impaziente di incominciare subito lo studio mi cercai tutto solo un maestro, iniziai a dedicare tanto tempo delle mie giornate a questo fantastico strumento. All’età di 13 anni arriva la svolta di tutto il mio percorso musicale, incontrai un docente Claudio Calista, mi ascoltò ad un concorso e mi disse che avevo delle ottime qualità. Iniziai a studiare con lui ma dopo pochi mesi lui venne a mancare, continuai con un suo allievo Cesare Chiacchiaretta, docente giovanissimo ma già capace di fornirmi tantissime motivazioni e stimoli. La vera svolta arriva nel 2001 dove rappresentai l’Italia al trofeo mondiale C.M.A. nella città di Lorient (Francia), vinsi la categoria senior senza limiti di età, premio che ad un italiano mancava da 10 anni.
A dire il vero arrivai vicinissimo all’ambito titolo già nell’anno precedente nel 2000 nella sede di Alcobaca (Portogallo) dove mi classificai secondo.

Redazione: Scorrendo la tua biografia si può ben vedere che hai girato il mondo. Quanto pensi influiscano le location sull’esecuzione di un artista e sull’ascolto del pubblico? Cambiano le emozioni?

Mario Stefano Pietrodarchi: Credo vivamente che non solo le location sono estremamente importanti per un artista, ma anche la qualità del pubblico che si trova dinanzi ad ogni evento è fondamentale. Dico sempre che metà concerto lo fa il pubblico, è bellissimo quando si instaura un rapporto splendido con chi è venuto ad ascoltarci.
Comunque mi è capitato di suonare in location uniche come Royal Albert Hall (Londra), al Colosseo di Roma al fianco di Andrea Bocelli in diretta su Rai1, all’Arena di Verona in diretta su Rai1 con Erwin Schrott.

Redazione: Ad un certo punto della tua carriera molti artisti hanno cominciato a scrivere pezzi per te, e questo è un grandissimo risultato per un artista credo; ciò che mi ha colpito di più, però, è stato il tuo desiderio di ricercare un nuovo repertorio per fisarmonica ed orchestra. Come mai questo tipo di ricerca non era stata fatta prima di allora?

Mario Stefano Pietrodarchi: Nel 2008 è nata in me l’idea di farmi scrivere Musica da Compositori italiani, in occasione del concerto presso la Filarmonica di MINSK in Bielorussia commissionai un brano per Bandoneon e Orchestra al giovanissimo Compositore Andrea Scarpone. L’idea era quella di creare una sonorità nuova, tutta italiana, per uno strumento molto particolare nato in Germania da Heinrich Band, usato originariamente come strumento per la musica sacra per accompagnare i canti durante le processioni. Gli emigranti tedeschi portarono questo strumento con loro all’inizio del XX secolo in Argentina e qui rapidamente incontrò grande successo e fu presto inserito nel contesto della musica locale. Il Concert Piece for Bandoneon and String Orchestra di Andrea Scarpone fu un successo assoluto, dalla prima esecuzione live nacque un DVD dal titolo “Live in Minsk”. Successivamente le collaborazioni al fianco di compositori italiani sono aumentate, come anche tantissime prime esecuzioni in giro per il mondo. L’ultimo lavoro discografico “Cine y tango” è stato firmato dal compositore e arrangiatore pesarese Roberto Molinelli, all’interno di questo progetto c’è un concerto in tre movimenti dedicato a me da Molinelli dal titolo “Trittico” per Bandoneon e Orchestra.

qui il seguito dell’intervista

Erica Simone

Sono un Hospitality Manager e Ufficio Stampa, ho lavorato per boutique Hotels, ristoranti e strutture recettive. Quale responsabile della comunicazione mi sono occupata di eventi musicali e culturali. Sono proprietaria di un B&B al centro di Roma. Le mie passioni sono l'ospitalità, la comunicazione e la politica.

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