USA: salgono a 23 gli Stati che hanno regolamentato la cannabis medica

 USA: con il Minnesota salgono a 23 gli Stati che hanno regolamentato la cannabis medica

La disomogeneità nazionale delle leggi in materia di cannabis terapeutica non è soltanto una prerogativa italiana. Anche negli USA, infatti, non tutti gli Stati hanno regolamentato l’uso della marijuana medica e nei territori in cui l’utilizzo è possibile vigono norme alquanto differenti tra loro. Si passa dalla totale legalizzazione del Colorado, ad esempio, a quella piuttosto restrittiva del Minnesota, appena approvata dal governatore Mark Dayton.
Sono Alaska, Arizona, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Florida, Hawaii, Illinois, Maine, Massachusetts, Michigan, Montana, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island, Vermont e Washington gli Stati americani che hanno emanato una legge che disciplina l’uso della cannabis terapeutica.

A questi si è da poco aggiunto il 23°: il Minnesota. Qui però diversi sostenitori di questa terapia alternativa alla medicina tradizionale hanno già manifestato ampio scontento a causa delle norme troppo rigide contenute nella nuova legge. Innanzitutto, i pazienti saranno controllati severamente al fine di verificarne le condizioni di salute per cui potrà essere possibile la somministrazione della cannabis: le patologie incluse nella legge sono dolore grave o cronico causato dal cancro, epilessia, sclerosi multipla, glaucoma, sclerosi laterale amiotrofica, HIV/AIDS, morbo di Crohn e poche altre malattie gravi. La possibilità di rientrare nel programma di questa terapia interesserà 5000 cittadini.

Saranno inoltre soltanto 8 i dispensari autorizzati dallo Stato alla vendita dei farmaci cannabinoidi (che saranno disponibili tra circa un anno) e solo 2 i centri per la produzione di tali medicinali. La sostanza potrà essere prescritta sottoforma di pillole, liquidi, oli ed estratti e sarà vietato fumarla.
Intanto anche al Consiglio del Municipio Roma VIII nei giorni scorsi è stata approvata a maggioranza una mozione a favore dei progetti sperimentali per la legalizzazione della cannabis, sia a scopo medico che per uso ricreativo. L’obiettivo di Pd e Sel, i principali sostenitori della proposta, sarà quello di considerare la cannabis con lo stesso metodo con cui sono trattati alcolici e tabacchi, per combattere la criminalità organizzata e consentire una più facile accessibilità alle terapie da parte dei malati. Anche in Senato un nuovo disegno di legge in materia propone una regolamentazione che definisca i criteri e la distribuzione della marijuana medica, sostenendo la coltivazione e la germinazione della cannabis sul territorio italiano: questo potrebbe abbattere definitivamente gli attuali costi di importazione dall’estero dei farmaci cannabinoidi, ma potrebbe anche rappresentare la possibilità per i pazienti di possedere una propria coltivazione privata, in base alle proprie esigenze terapeutiche.

Nonostante i pareri contrastanti sugli aspetti ideologici della cannabis, è certo che le politiche repressive fino ad ora adottate non hanno prodotto risultati positivi né in Italia né negli Stati Uniti, anzi sono stati soprattutto i malati a subire le conseguenze dell’oppressivo proibizionismo.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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