Crescita infelice o decrescita felice?

“Tra la recessione e la decrescita c’è lo stesso rapporto che intercorre fra una persona che non mangia perché non ha da mangiare, e una persona che non mangia perché ha deciso di fare una dieta”.

“Tra la recessione e la decrescita c’è lo stesso rapporto che intercorre fra una persona che non mangia perché non ha da mangiare, e una persona che non mangia perché ha deciso di fare una dieta”.

È con questa immagine che Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, ha voluto aprire i lavori della Conferenza Nazionale “Decrescita, occupazione e lavoro”, svoltasi ieri presso la Camera dei Deputati. La Conferenza, che ha visto la presenza di esponenti della cultura e del sistema imprenditoriale, e di rappresentanti di tutti i principali gruppi parlamentari, ha cercato di individuare proposte e percorsi per affrontare il problema della recessione economica e la crisi del mondo del lavoro, uscendo dal paradigma dominante secondo cui il Prodotto Interno Lordo sia il solo e unico indicatore del benessere di una nazione.
Il Prof. Luciano Monti, docente di Politica Economica Europea alla LUISS, ha ricordato le parole di Robert Kennedy:

“Il PIL misura tutto tranne ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta”

una frase che suona oggi di ancor maggiore attualità, se si pensa che solo poche settimane fa l’ISTAT ha annunciato l’inserimento del volume di affari di alcune attività illegali, tra cui prostituzione, traffico di droga e contrabbando, nel calcolo del PIL.

E allora basta investire nell’aumento cieco della produzione di merci e in quello dei consumi individuali. Basta con i meccanismi economici che generarno ricchezza a breve termine per pochi, insicurezza per molti, e soprattutto aumentano il debito economico e ambientale sulle spalle delle future generazioni. Questo il messaggio centrale uscito dalle oltre 8 ore di interventi e dibattiti.

Alcuni esempi? L’efficientamento energetico degli edifici non a norma creerebbe fra i 13 e i 15 nuovi posti di lavoro per ogni milione di euro investito, contro i 2-4 nuovi posti per milione delle rinnovabili e gli 0,5 nuovi posti per milione delle grandi opere infrastrutturali. Inoltre, ristrutturando 15.000 degli oltre 40.000 edifici scolastici italiani, con un investimento pari ai costi ufficiali per il TAV in Val di Susa, si potrebbe ottenere un risparmio energetico di 420 milioni di euro all’anno, dando lavoro a 150.000 persone.
Per questo investire in efficienza, risparmio e sostenibilità, piuttosto che nella produzione di merci per il consumo o in grandi opere, può aiutare l’economia di oggi e garantire la sostenibilità del domani.
“L’alternativa”, ha concluso Pallante “è tra una crescita infelice, quella che viviamo sulla nostra pelle oggi, e una decrescita felice, quella che potremmo regalare domani a noi stessi e ai nostri figli”.

Vincenzo Gervasi

Trentasei anni, ricercatore in ecologia e conservazione della natura, mi interesso di sostenibilità e decrescita.

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