Balal Abdullah perdonato dalla famiglia della vittima. Salvo

Balal Abdullah è stato salvato dall’esecuzione pubblica all’ultimo momento, dopo che la famiglia della vittima ha deciso di risparmiargli la vita.

Il ventenne Balal Abdullah aveva ucciso Abdollah Hosseinzadeh durante una lite in strada sette anni prima, quando entrambi avevano 17 anni. La madre e il padre di Abdollah avevano ripetutamente chiesto che l’esecuzione di Balal Abdullah fosse rinviata fino a quando è stato fissato un termine finale. Urlando per la sua vita, Balal Abdullah era stato trascinato sul patibolo dai funzionari e aveva la testa già infilata nel cappio quando, invece di segnare il suo destino, la madre di Abdollah ha schiaffeggiato il viso di Balal Abdullah e subito dopo dichiarato il suo perdono. Il padre della vittima, Abdolghani Hosseinzadeh, ha poi rimosso il cappio dal collo del ragazzo e ha raccontato che la moglie aveva fatto tre giorni prima un sogno in cui il figlio le diceva di non vendicarsi per la sua morte. La famiglia ha riconsiderato il caso e concluso che Balal non aveva deliberatamente tentato di uccidere il figlio.

Abdollah stava facendo una passeggiata nel bazar con i suoi amici quando è scoppiata una lite con Balal Abdullah, il quale ha tirato fuori un coltello da cucina che aveva nei calzini. “Era inesperto e non sapeva come usare un coltello … era un semplicione”, ha ammesso il padre della vittima. Balal Abdullah è stato ora riportato in carcere, perché la legge del taglione affida ai familiari delle vittime la decisione sulla pena di morte ma non sulla pena detentiva alternativa.
Sempre in Iran, il 17 aprile un prigioniero politico curdo è stato giustiziato nel carcere Dizelabad della città di Kermanshah. La notizia dell’impiccagione è stata riportata dalla “Kurdistan Human Rights Organization”, secondo cui l’uomo – identificato come Samko Khorshidi – era stato arrestato nel 2011 nei pressi della capitale Teheran e condannato a morte con l’accusa di “Moharebeh” (guerra contro Dio) e “Corruzione sulla terra”, per la sua appartenenza ad un gruppo di opposizione curdo.

Il 16 aprile un prigioniero di 41 anni è stato impiccato al mattino presto nel carcere di Saveh, ha riferito l’agenzia di stampa IRNA. E’ stato identificato come Gh. Sh. ed è stato condannato per aver ucciso S. F. nel 2004. Dal momento che la figlia della vittima era minorenne in quel momento, l’esecuzione è stata effettuata dopo che ha raggiunto i 18 anni e ha chiesto il qesas (retribuzione), ha reso noto la magistratura. Due uomini sono stati impiccati la mattina presto del 13 aprile nel carcere di Bandar Abbas. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa Tasnimnews, vicina alle Forze speciali Quds, che ha identificato i due giustiziati solo come A.M. e M.A.
“Per i due prigionieri è stata applicata la Qisas (legge del taglione) nel carcere di Bandar Abbas”, è scritto nella nota di agenzia.
Il 12 aprile, la magistratura della città di Isfahan ha condannato un uomo ad avere gli occhi cavati, ha riportato l’agenzia statale ISNA.
L’uomo era stato condannato per aver deliberatamente versando acido sul volto di una donna di nome Massoumeh Ataei facendole perdere la vista.

Altre informazioni

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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