R-Evolution Band – The Dark Side Of The Wall: la recensione

La R-Evolution Band, nata nel 2010 per mano di Vittorio Sabelli, pubblica il suo nuovo lavoro stravolgendo completamente il grande classico dei Pink Floyd.

Era il 30 novembre 1979 quando i leggendari Pink Floyd pubblicavano la loro opera più celebre, quel The Wall che segnerà gran parte del cammino della band britannica. 12 milioni di copie vendute solo negli States, 1 milione in Italia, un film correlato pubblicato qualche tempo dopo e un mito tutt’oggi incrollabile. A distanza di 34 anni The Wall è stato preso, messo in un frullatore e stravolto in tutti i suoi connotati dalla R-Evolution Band.

Tale interessantissimo progetto musicale, nato nel 2010 per mano del polistrumentista e compositore Vittorio Sabelli, è nato con lo scopo di prendere delle forme musicali pre-esistenti e stravolgerle completamente, creando qualcosa di nuovo ed innovativo. Dopo l’incisione di Versus nel 2011, la R-Evolution Band si approccia ad una vera e propria impresa titanica: riproporre The Wall in maniera completamente nuova. Il disco è stato chiamato per l’appunto The Dark Side Of The Wall (citazione ovvia all’altro album celebre dei Pink Floyd, quasi come se si volesse mostrare al pubblico un possibile “lato oscuro” di un album che i fan conoscono già a menadito), ed è stato pubblicato nel 2013.

La struttura originaria di The Wall serve solo da “punto di partenza”, ma il lavoro proposto dalla R-Evolution Band prende pieghe decisamente distanti rispetto all’opera originariamente composta dai Pink Floyd: l’intro in lingua giapponese (che tornerà alla fine dell’album) sembra quasi atta ad avvertire l’ascoltatore della differenza netta tra The Wall e quest’opera. Quasi come se gli volesse dire: <<Hey, questo non è The Wall rieseguito con strumenti moderni, è tutt’altra cosa!>>. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un semplicissimo lavoro di “coverizzazione”, ma a qualcosa dal respiro molto più ampio, dove vengono mescolati un’infinità di generi: si passa dalla classica al latin, dal blues al metal, dal free jazz al rock tradizionale, il tutto destrutturando i brani originali di The Wall.

Gli esempi più lampanti vanno riscontrati nelle versioni “R-Evoluzionarie” di Another Brick In The Wall Pt.2, Hey You e Comfortably Numb, i pezzi più famosi di The Wall: la prima traccia arriva alle orecchie dell’ascoltatore sparata ad una velocità supersonica, in pieno stile Speed Metal, mentre Hey You si presta ad un mutamento tra l’arabesque e l’hardcore. Di Comfortably Numb, poi, rimane solo il nome: anche qui c’è qualcosa di arabesque, con un pizzico di lounge. Molti cambiamenti non si limitano alla struttura musicale, ma addirittura al titolo del brano, soggetto a cambiamenti “tematici” rispetto alle versioni originali: Run Like Hell diventa, di fatto, Run Like Bells, mentre il brano finale fa da titolo all’intera opera “R-Evoluzionata”. Qualcosina di The Wall si sente nelle due “In The Flesh?”, ma per il resto il frullatore lascia poco spazio alle atmosfere originali.

In ambiti musicali più commerciali e meno citazionistici la varietà di generi avrebbe potuto dare poca continuità all’album, e quindi, provocare globalmente un effetto caotico e poco distinguibile: in The Dark Side Of The Wall, invece, tutto ciò risulta ampiamente giustificato, seppur rimanga un’opera riservata a chi conosce già il vero The Wall. Chi non ha mai ascoltato l’album originale dei Pink Floyd troverà questo lavoro forse pretenzioso ed incoerente, ma non potrà non notare la bravura innata dei musicisti.

Un lavoro, quindi, assolutamente consigliato, sia per il suo valore tecnico che per quello citazionistico.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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