CIE e lager italiani, proteste a Roma nel Giorno della Memoria

Nel Giorno della Memoria commemorazioni in tutto il mondo per le vittime dei lager nazisti. Gli italiani continuano a mantenere leggi razziste e sistemi di detenzione come i CIE e i CARA.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza annuale internazionale. In questo giorno si celebra la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz avvenuto grazie alle truppe sovietiche dell’Armata Rossa nel 1945. In Italia una legge del 2000 istituisce questa giornata: “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Sono passati 69 anni da questo evento che segnò la definitiva caduta del regime di Hitler e soprattutto significò la “scoperta” del sistema nazista dei campi di concentramento. Sebbene sembri una storia lontana dalla nostra è utile ricordare che i lager non furono istituiti soltanto in Germania e che proprio l’Italia, soprattutto a partire dalle leggi per la difesa della razza promulgate nel 1938, fu protagonista attiva delle deportazioni e dello sterminio. Questa mattina a Roma le celebrazioni ufficiali dello Stato Italiano per il Giorno della Memoria alla presenza di diversi politici e delle istituzioni. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha aggiunto nell’elenco delle vittime dello sterminio non solo gli ebrei e i troppo spesso dimenticati RomSinti, disabili, malati di menteomosessuali, ma anche gli stranieri.

A proposito di stranieri, tornano sotto i riflettori della cronaca le proteste dei migranti, in particolare del CIE di Ponte Galeria a Roma: 26 immigrati sono in sciopero della fame da ieri, mentre continuano a rimanere a bocca letteralmente cucita 13 immigrati marocchini. E non è la prima volta. Per di più si tratta solo di una delle tante forme tramite cui si sta cercando di attirare l’attenzione sul disagio e le ingiustizie che vivono molte delle persone “ospitate” nei cosiddetti centri di accoglienza in Italia definiti dalle reti antirazziste e dai movimenti di solidarietà: lager di stato. Dal Nord al Sud le condizioni dei migranti detenuti in questi centri non fa che peggiorare. A Mineo, il CARA più grande d’Italia, i richiedenti asilo sono in perenne agitazione (vedi precedente articolo su SenzaBarcode). I movimenti romani per il diritto all’abitare, le reti e le associazioni anti-razziste, le comunità straniere lanciano una nuova campagna di sensibilizzazione e mobilitazione, in solidarietà alle rivolte e alle proteste che hanno portato alla vittoriosa chiusura di oltre la metà dei CIE italiani.

In continuità con le proteste degli ultimi mesi dentro e fuori i CIE, chiediamo l’immediata chiusura di questi lager, dove migliaia di persone vengono detenute senza aver commesso alcun reato, dove i diritti fondamentali vengono calpestati quotidianamente. I CIE costituiscono uno degli ingranaggi del sistema di governo dei flussi migratori, che rende la popolazione migrante illegale e ricattabile, ai fini dello sfruttamento nel/del lavoro e nella/della vita e della collocazione in un ruolo subalterno nella società. I CIE hanno un costo umano e un costo economico – di soldi pubblici – che non abbiamo più intenzione di pagare. I CIE non si possono riformare ma vanno chiusi per sempre.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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