Cannabis: la legalizzazione non è più un’utopia.

L’uso terapeutico della cannabis è consentito in Toscana, in Veneto e in Liguria. Torino rilancia chiedendo la legalizzazione anche a scopo ricreativo.

La storia della pianta più combattuta al mondo potrebbe giungere a una nuova svolta anche in Italia. Infatti, mentre l’uso della cannabis a fini terapeutici in alcuni paesi europei come la Francia, la Repubblica Ceca e la Romania è già legale da tempo, in Italia è ancora in vigore la legge Fini- Giovanardi del 2006 che ha abolito ogni distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti inasprendo anche il codice penale. L’unica possibilità per la cannabis è stata ricorrere all’approvazione di normative regionali e infatti dall’anno scorso in Toscana, in Veneto, in Liguria e probabilmente tra poco anche in Abruzzo, è possibile utilizzare farmaci derivati dalla cannabis a uso terapeutico. Naturalmente l’uso medico non ha nulla a che vedere con l’uso a fine ricreativo. Tuttavia finché resta in auge la vecchia legge è comunque illegale coltivare la cannabis in Italia, per cui risulta necessario fare ricorso alle importazioni. Ma diversi esponenti bipartisan della politica, sia a livello locale che nazionale, si stanno man mano convincendo dell’opportunità di legalizzare la cannabis.

Qualche giorno fa l’amministrazione della città di Torino, oltre a dare il via per l’uso terapeutico della cannabis, è stata la prima ad approvare una richiesta esplicita al Parlamento, proposta da SEL e dal PD: passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere. Questo significa che Torino diventerà come Amsterdam? Niente affatto, per il momento si tratta di dichiarazioni e richieste a sostegno di una legge di tipo nazionale che regolamenti l’uso della cannabis allo stesso modo dell’alcol e del tabacco per cui anche a fini ricreativi.

Questo è quello che sta proponendo il PD tramite il ddl del senatore Manconi, antiproibizionista storico e presidente della commissione parlamentare per i diritti umani., depositato giorno 15 gennaio, mentre anche i 5 Stelle hanno avanzato le loro proposte di legge. Si prospetta dunque un accordo su questi temi. Primo fra tutti risulta prioritario legalizzare definitivamente l’utilizzo ai fini terapeutici. Il disegno di legge, tra le altre cose, prevede l’individuazione di aree idonee alla coltivazione in relazione al fabbisogno nazionale. Tra le proposte contenute si trova però scritto anche che: non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore. E la possibilità che la cannabis non sia considerata più pericolosa di un buon bicchiere di vino o di una sigaretta di tabacco fa tuonare i proibizionisti più agguerriti e quelli meno informati. Manconi in conferenza stampa sottolinea la necessità di eliminare il tabù culturale sulla cannabis:

Oggi c’è una liberalizzazione di fatto del mercato illegale dello spaccio. Di contro noi proponiamo una depenalizzazione e una regolamentazione come già avviene per l’alcol.

Del resto i risultati di un referendum del 1993 dal titolo “Abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe” avevano già sancito la non punibilità dei consumatori. Restano comunque alcune resistenze alla liberalizzazione, anche interne al Partito Democratico. Ma si dibatterà in parlamento la questione e questa è già una grande vittoria sia per la cannabis, sia per tutti i malati che tra mille difficoltà pagano il prezzo più alto.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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