Spring Awakening: intervista a Chiara Marchetti

Dopo le tappe di Livorno, Modena e Trieste, Spring Awakening sbarca a Torino. Per l’occasione abbiamo intervistato Chiara Marchetti, che interpreta Anna.

Il viaggio di Spring Awakening continua imperterrito da teatro a teatro, e dopo le trionfali tappe di Livorno, Modena e Trieste è arrivato il turno di Torino, che vedrà il Teatro Colosseo come palcoscenico dello spettacolo. Per l’occasione abbiamo intervistato Chiara Marchetti, che nel musical interpreta il personaggio di Anna, una ragazza alla ricerca di un mondo diverso da quello che sta conoscendo.

Qui la presentazione ufficiale di Spring Awakening.

Iniziamo l’intervista parlando del tuo personaggio, Anna. Alla ricerca di una libertà, soprattutto di pensiero, il tuo “character” sembra volare verso altri mondi, cercando una via di fuga da una realtà che non sembra appartenerle. La vera Chiara Marchetti si sente più vicino ad Anna o a qualcosa di completamente diverso?
Vi svelerò un piccolo segreto: il personaggio di Anna non esiste nell’opera di prosa di Frank Wedekind, è stato creato nel musical di Broadway dove non è molto approfondito. Dunque, quando mi sono trovata a dover approcciare a questa adolescente avevo ben pochi appigli, nonostante ci siano due battute chiave che indirizzano già il suo carattere ironico e forte; comunque mi sono chiesta come avrei potuto incarnare un adolescente tutta da inventare e la risposta è stata attingere alla mia esperienza personale. La Chiara adolescente somigliava molto ad Anna. Quando ero più piccola sognavo anch’io di evadere dal mondo reale che sentivo non mi comprendeva e fantasticavo molto su chi sarei diventata, quello che avrei fatto. Ho sempre lavorato moltissimo con la fantasia, fin da bambina. Credo che l’immaginazione sia un’amica preziosa nella vita.

Perché Anna vuole evadere dalla realtà? Cosa sarebbe disposta a fare per cambiare realmente il mondo, oltre che a rifugiarsi nel suo personale? E Chiara invece?
Anna vuole evadere da una realtà bigotta e schematizzata, dove non c’è spazio per i sentimenti e per le idee che si discostano dalla morale comunemente condivisa e imposta con la forza. L’evasione è la sua prima ribellione, perché sente che anche se è ancora una ragazzina senza abbastanza esperienza di vita né strumenti per affermare a pieno la sua personalità, ha comunque un carattere forte e indipendente: sta crescendo in fretta e sa che la libertà di pensiero, se sarà tenace, nessuno potrà portargliela via. Anna però non si rifugia passivamente in un mondo che non c’è anzi, esprimendo le sue idee arriva addirittura a mettere in discussione le sue amicizie e gli equilibri che fino a quel momento sono stati il suo più forte sostegno. Se potessimo vedere Anna cresciuta, qualche anno dopo rispetto ai fatti raccontati in Spring Awakening, sono sicura che vedremo una giovane donna che lotta per essere felice e per affermarsi. Chiara cerca di fare quello che può nel suo piccolo, ogni giorno: ho un’età diversa da quella di Anna e quindi ho qualche sicurezza in più, ma credo che fondamentalmente il mondo si cambi cercando di non tradire se stessi e portando avanti le proprie idee anche se scomode; in questo io ed Anna ci somigliamo guardandoci da due mondi diversi, ma simili nella violenza, soprattutto psicologica.

In un ambiente teatrale sottoposto a regole ferree e dalla tradizione incrollabile, Spring Awakening può davvero dare “un colpo di frusta” all’ambiente, smuovendolo dalle fondamenta per evolverlo in qualcosa di solo apparentemente diverso?
Spring Awakening è un’opera provocatoria, che scuote le coscienze dei giovani e degli adulti, fa riflettere e mettere in discussione precetti e convinzioni già esistenti; dopodiché si può reagire in due modi: cambiando idea o mantenendo la propria, ma nel frattempo è stata posta la questione. Questa è la forza del Teatro, vecchio o nuovo che sia, smuove le coscienze perché funge da specchio; non impone niente, ma solleva quesiti e soprattutto comunica con la sfera emozionale, spesso dimenticata nella società di oggi che predilige la vendita dell’immagine o la speculazione mentale, ma sempre più raramente ascolta i bisogni dell’anima. La prosa ha già fatto passi avanti in questo senso, stando più al passo coi tempi, il mondo del musical invece spero possa essere “travolto” da un risveglio di primavera non solo nell’apparenza, ma più a fondo nei contenuti e nel linguaggio per riavvicinare il Teatro alla gente ed affiancare al puro intrattenimento anche una comunicazione più diretta, in modo da avere un’offerta il più eterogenea possibile.

Adesso parliamo della vera Chiara: quali sono state le tappe più significative del tuo percorso professionale? Quali modelli e/o circostanze ti hanno spinto ad intraprendere il tuo attuale percorso formativo?
Fin da bambina ho sempre sentito un istinto, un bisogno ancestrale che mi ha portato piano piano alla scena; è la necessità di espressione di sé che segue un richiamo antico e incollocabile, una musica che ha sempre vibrato dentro e fuori di me, impossibile da ignorare. A quattro anni decisi che sarei stata una cantante, perché la gioia e la libertà che mi dà il canto sono connaturate con la mia personalità, così come nell’adolescenza compresi quanto volessi calarmi nei panni di qualcun altro esplorando altri mondi e altre anime, plasmando emozioni e incarnando la vita mille e mille volte. L’arte è pura creazione. Da bambina costringevo i miei genitori a guardare delle piccole scenette che mettevo in piedi con le mie amiche e giocavo sempre immaginando di essere in altri mondi e in altre epoche. Tutte le tappe sono state significative: l’aver studiato danza per sei anni, aver studiato musica attraverso il pianoforte e il canto e il lavoro su me stessa intrapreso in particolar modo durante i quattro anni di studio all’Accademia Teatrale di Roma “Sofia Amendolea” dopo il diploma superiore. Particolarmente formative sono state le esperienze teatrali all’estero, in altri paesi europei primo fra tutti la Polonia, dove ho potuto vedere un rispetto per le “tavole di legno” e per il ruolo dell’arte in generale che mi hanno lasciata senza parole; in quei viaggi ho potuto confrontarmi con altre culture teatrali e fare tantissima esperienza di palcoscenico.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro dopo l’esperienza con Spring Awakening?
Vorrei continuare a fare teatro, musicale e non, uno dei miei sogni più grandi è di poter interpretare uno Shakespeare o un personaggio del teatro greco, ma mi piacerebbe molto lavorare anche nel cinema, un altro mondo da esplorare!

Infine, ultima domanda: cosa ti ha dato Spring Awakening sotto il profilo emozionale e professionale?
Spring Awakening mi sta dando moltissimo: dal lato professionale è una scuola importante, è un’esperienza complessa che mi mette alla prova dal punto di vista attoriale e musicale e dal lato emozionale ogni volta che finisco lo spettacolo e sto lì di fronte al pubblico riesco a vedere e sentire che abbiamo condiviso energia, che abbiamo comunicato in maniera diretta e reale e che ci siamo scambiati qualcosa: questo mi fa andare avanti e ogni sera torno a casa arricchita e piena.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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