Hunger Games Catching fire: recensione del film più atteso dell’anno

Nel blu profondo degli occhi di un’interprete come Jennifer Lawrence, si riscopre la perfetta incarnazione della temeraria Katnisess Everdeen, protagonista della saga di fama internazionale Hunger Games che dal 2008 ha affascinato e conquistato appassionati lettori nei più svariati e nascosti angoli della Terra.

Hunger GamesDopo un debutto letterario paragonabile a pochi casi negli ultimi anni, accompagnato da un’energica approvazione da parte della critica, l’opera ha raggiunto la sua consacrazione nel 2012 con la versione cinematografica del primo capitolo della trilogia , che ha visto la diretta collaborazione alla stesura del copione della Collins, autrice dei romanzi. Vincente è sicuramente il connubio perfetto fra fantascienza e denuncia sociale, un filone che ha origini molto lontane. Come dimenticare opere del calibro di 1984, sicura fonte intellettuale per l’autrice, che, con un processo logico-artistico inverso, dall’idea da cui ha avuto origine, tramite forse una volgarizzazione, il reality, nel caso di Orwell, dal reality all’idea, per quanto riguarda la Collins, pone, con grande efficacia espressiva, l’accento tanto su problematiche di natura politica, quanto su paradossi culturali della nostra epoca.

Ambientato in epoca post-apocalittica, la protagonista Katniss Everdeen e il suo sfortunato compagno Peeta sono i due tributi scelti dal distretto 12, per partecipare ad un gioco a tranelli mortale, il reality Hunger Games, ideato dalle autorità di Capitol city, capitale del continente di Panem, per assicurare il proprio controllo sulla popolazione con il terrore, misto ad a quel pizzico di speranza, che assicura la figura, quasi venerata, del vincitore . Le regole del gioco sono poche, sopravvive solo uno dei concorrenti, che sarà ricoperto di oro e fama, divenendo emblema vivente del regime. La giovane protagonista, forse involontariamente, seguendo semplicemente la propria indole, si ribellerà al sistema, facendo insorgere il malcontento represso dalla popolazione.

È proprio al termine dei 74° edizione degli Hunger Games che si sono conclusi con la vittoria di Katniss e Peeta, che il secondo capitolo della saga,”Catching fire”, il 27 novembre nelle sale cinematografiche, ha inizio.

Dopo il notevole e inaspettato successo del primo episodio, la Lionsgate, casa produttrice della pellicola, ha investito notevolmente sul progetto, realizzando un prodotto di sicura riuscita, grazie vecchi e nuovi ingredienti. Il fascino dell’incantevole Jennifer Lawrence, premio Oscar nel 2012, ben si combina con le doti artistiche del cast, arricchito da new entry come Jena Malone, sapientemente diretto da Francis Lawrence, subentrato a Gary Ross, regista del primo episodio.

La suspense createsi nell’attesa del nuovo film è stata sicuramente accresciuta la critica favorevole, dopo il festival del cinema di Roma, dove l’incantevole Lawrence, abbandonate le vesti del suo alter ego, ha stregato il pubblico con il suo fascino da diva hollywoodiana e la freschezza della tipica bella ragazza americana. I molti cinofili della mostra hanno rassicurato i fans che rivedranno i propri eroi sullo schermo, in una veste rinnovata, ma senza alterare la i loro tratti caratteristici, che anzi verranno approfonditi, svelando le numerose sfaccettature psicologiche dei molti protagonisti.

Da non sottovalutare è anche l’abilità del nuovo regista a rendere perfettamente una delle problematiche principali. Il sostrato culturale su cui si sviluppa la storia è, infatti, lo strumento ideale per concretizzare la critica sociale, soprattutto politica , che l’opera sottende. Mai come in questo periodo, in considerazione delle vicende del c.d Datagate, il controllo, anche invasivo, dei Governi non sembra più semplice materiale per narrativa di fantascienza, ma una realtà con cui fare ogni giorno i conti. Così possiamo facilmente apprezzare l’operato di un semplice film, di un romanzo, che inducono ognuno a riflettere e soffermarsi sulle vicende che i quotidiani narrano, senza più considerarli vicende troppo lontane della nostra vita giornaliera.

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Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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