Vescovi donna, sì della Chiesa Anglicana

Il Sinodo dei vescovi della Chiesa Anglicana d’Inghilterra ha approvato la proposta di ordinare vescovi donna.

Justin Welby

Esattamente un anno fa il Sinodo dei vescovi anglicani aveva bocciato con uno scarto minimo la possibilità di ordinare vescovi donna, decretando di fatto una vittoria – l’ennesima – dell’ala tradizionale. E’ passato un’anno da quell’assemblea, ma il tema è rimasto vivo all’interno del culto anglicano, sopratutto nelle segrete stanze dove i vescovi hanno tessuto la trama di silenziosi accordi. Accordi che hanno visto la luce in modo netto nella giornata di ieri, quando il Sinodo ha dichiarato con le cifre di un plebiscito (375 favorevoli, 8 contrari e 25 astenuti) la propria volontà di aprire il vescovato anche alle donne. I tradizionalisti hanno subìto, così, una sonora sconfitta, forse la prima nella loro storia in quanto a consensi e non solo il culto anglicano, ma tutte le chiese del mondo si affacciano a quello che può rappresentare un cambiamento epocale.

Il voto dell’assemblea vescovile ha certamente una forte valenza di indirizzo, ma non è affatto vincolante. La reale portata della volontà di cambiamento che attraversa la chiesa anglicana sarà valutata definitivamente nel luglio del prossimo anno, quando tutti i credenti con diritto di voto  si riuniranno nel Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra per discutere, appunto, la proposta. Ed a questo livello di “governo” la battagli sarà certamente più cruda, essendo diverse le correnti di protesta che ostano alla nomina di donne-vescovo, una su tutte “Proper Provision“. Quest’associazione guidata dal membro del Sinodo Generale Susan Leafe ha prodotto una petizione firmata da ben 2.200 donne del tutto contrarie al radicale cambiamento a cui si prepara l’anglicanesimo.

“Non è un problema di uguaglianza, ma di teologia. Uomini e donne sono stati creati uguali da Dio, ma ci sono delle differenze nel ruolo che uomini e donne hanno all’interno della famiglia e nella Chiesa di Dio” ha dichiarato la Leafe e c’è da scommettere che Proper Provision non sia l’unico gruppo ad abbracciare quest’ideale.

Certo, è dal tempo dello scisma di Enrico VIII che la Chiesa Anglicana si fa portatrice di innovazioni forti e spesso molto scomode, come il divorzio, ma non solo. E’ recente la notizia, ad esempio, della nomina di un prete dichiaratamente gay nella Chiesa di Scozia, una delle tante correnti dell’Anglicanesimo. Nella stragrande maggioranza delle correnti anglicane, inoltre, è già permesso alle donne di entrare nel diaconato ed in molte di queste anche di fruire del sacerdozio. In un numero molo esiguo, infine, è già possibile ordinare vescovi di sesso femminile, come accade in Australia.

Sebbene quindi l’apertura sia già avvenuta in talune confessioni regionali, è con il voto della Chiesa di Inghilterra che il cambiamento assumerebbe risonanza mondiale. Nell’attesa dunque che arrivi il voto di luglio, sono già stati registrati i pareri favorevoli del premier David Cameron (che ha parlato della nomina di un vescovo donna anche come corsia preferenziale per raggiungere le file anglicane del parlamento inglese) e del neo arcivescovo di Westmister e Primate della Chiesa d’Inghilterra Justin Welby (in foto).

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