Il decreto per il lavoro: Letta li vuole giovani O ignoranti - SenzaBarcode

Il decreto per il lavoro: Letta li vuole giovani O ignoranti

giovani-disoccupatiLeggendo le due bozze del decreto legge per il lavoro giovanile ho avuto la definitiva conferma di come attualmente funzioni la politica italiana.

Il decreto definitivo sul lavoro è costituito da 10 articoli. Si parla di una copertura offerta dallo stato, per un periodo massimo di 12 mesi per i contratti da trasformare, e di 18 per i neoassunti, del 33% della retribuzione mensile lorda, per ogni giovane lavoratore assunto dal datore di lavoro a tempo indeterminato. Si stima un contributo statale pari a 800 milioni di euro.

Fin qui tutto bene, sembrerebbe quasi che lo Stato italiano, finalmente, si sia deciso a tutelare i propri giovani, arginando il preoccupante e nuovo esodo che ha fatto emigrare un gran numero di ragazzi negli ultimi cinque anni.

Se però si analizza attentamente la bozza del decreto sul lavoro giovanile, si trova fin da subito il primo limite.

Gli incentivi sono validi SOLO per le persone comprese tra i 18 e i 29 anni – fascia universitaria- o per gli ultra cinquantenni rimasti senza lavoro. Per tutta la fascia d’età compresa tra i 30 e i 49 anni, che poi sono quelli che hanno maggiormente subito le scelte politiche legate al lavoro, il precariato, e la disoccupazione, per ora, nessun interesse da parte dello stato.

Le condizioni per poter usufruire delle agevolazioni, oltre a quelle legate all’età, sono varie, innanzitutto l’assenza di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi – e questo non sarà di certo un problema- o il non possedere un diploma di scuola media superiore o professionale. Su questo punto vorrei fare una domanda a ognuno di voi: quanti ragazzi tra i 18 e i 29 anni conoscete che attualmente posseggono la sola licenza media, tenendo conto dell’esistenza di una legge che prevede l’istruzione obbligatoria fino ai 16 anni? Il 90% delle persone che conosco io magari non ha una laurea, magari non ancora, ma di certo ha il diploma di scuola media superiore.

Oltre ai punti appena elencati, sono ammessi alle agevolazioni le persone che costituiscono un nucleo familiare distinto da quello della famiglia di origine e/o che abbiano almeno una persona a carico. Punto che trovo poco realistico perché una persona tra i 18 ed i 29 anni, senza lavoro, senza alcun reddito, senza l’appoggio della famiglia d’origine, come può mantenere se stesso, o ancora peggio una o più persone?

La prima bozza data alle stampe richiedeva invece che il lavoratore in oggetto avesse tutte queste caratteristiche. Bozza che è stata in seguito modificata, molto probabilmente dopo aver osservato il malcontento che a poco a poco andava diffondendosi sui social network.

La domanda sorge quindi spontanea: la politica attuale, il nostro Governo, può pensare di proporre leggi e relative modifiche in relazione al malcontento popolare? Ho sempre sperato in uno Stato attento ai pensieri e alle critiche dei suoi cittadini, ma si può davvero accettare che l’attività legislativa dipenda dagli stati e dai commenti di Twitter e Facebook?

Egoisticamente parlando, chiedo ai politici italiani di stilare bozze che aiutino anche la fascia di età tra i 25 e i 38 anni, che poi è quella che ha subito maggiormente la malapolitica e la cattiva tutela dei lavoratori – precari e … e basta, perché tra di noi i non precari sono un miraggio-!

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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