E noi ragazzi di terza classe che per non morire si va con De Gregori

Grazie all’invito di un amico ho potuto assistere questa settimana al concerto di Francesco De Gregori presso l’Atlantico, a Roma.

Francesco-De-Gregori-

Nonostante io non abbia ancora trent’anni sono molto legata a quest’artista. La sua voce, le sue canzoni, mi riportano alla mia infanzia, a mia madre che cantava in macchina, alle musicassette che ascoltava – ora diventati CD- che alternavano i due Francesco da lei amati, Guccini e De Gregori appunto, ai Queen, per poi passare ad Ivano Fossati e Fiorella Mannoia.

 La cosa che fin da subito mi ha in parte stupito, anche se non troppo, è stata la varietà di persone che ho incontrato all’interno. Francesco ha sempre avuto questa capacità di unire e collegare diverse generazioni, diverse tipologie di persone. C’erano famiglie con bambini, coppiette di innamorati, anziani, “rocchettari” e “fricchettoni”. E c’ero anche io che, e devo ammetterlo, stavolta ho dato più peso al contorno che alla “portata principale”.

 La serata è iniziata con le canzoni dell’ultimo CD, il pubblico è andato via via riscaldandosi, esplodendo, come spesso accade ai concerti, sui successi di sempre, inevitabilmente cantati alla fine, quando non vorresti più andartene e continuare a cantare tutta la notte. Così come il suo pubblico, anche il repertorio musicale di questo magnifico cantautore è estremamente vario. Durante il concerto ha alternato ballate d’amore, mai scontate, mai sdolcinate, a brani “socialmente impegnati”, come ad esempio Viva l’Italia, sentitissima dal pubblico pagante, capace di emozionare sempre, soprattutto in questo particolare momento storico. Sempre vera e sempre attuale con l’elogio all’Italia che non ha paura e che resiste – e qui tanta è stata la mia soddisfazione nel vedere migliaia di pugni chiusi alzarsi al cielo- .

De Gregori anche stavolta si è presentato come sempre, poche parole, tante canzoni, tanta voglia di musica. Un gigante, sia dal punto di vista fisico che musicale. Con quella voce inconfondibile, con il cappello e gli occhiali da sole, con l’armonica che accostata a lui smette di essere uno strumento e diventa un’altra parte del corpo. Durante la serata non sono mancati gli omaggi ad altri grandi cantautori, come quello ovvio e immancabile per Dalla. Ricordo ancora il loro concerto. La pulce e l’elefante, quanto erano belli da vedere insieme, quanta passione e grinta trasmettevano a noi in platea… Sarà solo una mia impressione, ma credo che ieri sera un po’ di malinconia per l’assenza di Lucio, Francesco l’abbia avuta.

 Io ho iniziato ad emozionarmi realmente verso la fine del concerto, e sfido chiunque a restare impassibile davanti a La donna cannone, con tutto l’Adriatico a far da coro e con la coreografia di mille luci – la fiamma degli accendini purtroppo è stata sostituita dai cellulari che riprendevano il pezzo -. Speravo cantasse canzoni a me care come “Caterina” o “Viaggi e miraggi”, ma anche “Buonanotte fiorellino”, cantata in due versioni, quella classica, sempre meravigliosa, e quella Swing, moderna e simpatica è riuscita a soddisfare al cento per cento le mie aspettative.

 Il talento di De Gregori sarà sempre quello di raccontare la storia, rendendola sempre e comunque attuale. Basti pensare a “Titanic”, che a questo articolo ha dato il titolo. Quanti nostri ragazzi, non più di terza, ma di prima classe, per non morire di precariato, oggi lasciano l’Italia in cerca della loro personale America?

Unica nota stonata della serata, a mio avviso, è stata proprio la location. Ho preferito molto di più il concerto visto al Gran Teatro di Roma. Continuo a sostenere che l’Atlantico resti il luogo perfetto per rave e concerti rock più che per i cantautori.  Il concerto si è concluso con un omaggio a Elvis, ed è stato strano e sorprendente sentirlo cantare “I Can’t help, falling in love with you”. Plauso quindi a questo artista che si è saputo rinnovare senza mai perdere la sua essenza, tanto tanto amata dal pubblico.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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