Pronti ad essere microchippati? al tempo del microchip sottocutaneo

microchip-666-01Pare che ormai i tempi siano maturi e nel corso dell’anno potrebbe essere approvata negli Usa una proposta di legge che contiene l’obbligo di microchip sottocutaneo, argomento salito alle attenzioni della cronaca dopo la recente intervista al neo-deputato M5S Paolo Bernini -lasciatemelo dire, meschinamente carpita e manipolata dai media-

Non intendo mettere in discussione la veridicità della questione, questo è una vostra libertà, ma partendo dal presupposto che sia verosimile, sarebbe il caso di discuterne.

La Food and Drug Administration, ha autorizzato l’uso del microchip, che ha la dimensione di un chicco di riso e usa la trasmissione a frequenze radio -stessa tecnologia adoperata per i cani-. In Messico è stato già impiantato su circa 200 persone che lavorano per i servizi giuridici ed aventi accesso a zone riservate, ma sono già sul web notizie di studenti del Texas che denunciano ad oggi di esser stati sottoposti a pressioni per l’impianto di questi dispositivi. L’idea è quella di creare un registro nazionale, in modo tale da seguire e “catalogare” movimenti e attitudini delle persone, anche se lo scopo dichiarato è ben diverso, vale a dire monitorare e seguire la salute dei pazienti. Ovviamente ogni innovazione porta con se aspetti positivi e negativi.

Sicuramente possiamo dire che sarebbe un sogno un sistema sanitario onnipresente, pronto a segnalare in qualsiasi momento una disfunzione o complicazione, in modo tale da poter intervenire in modo tempestivo nei casi più urgenti. E gli enormi benefici che ne trarrebbero gli studi, non solo medici, grazie a nuovi interminabili flussi di informazioni, generate e trasmesse da questi microchip sottocutanei. Tra gli aspetti positivi rileviamo anche la riduzione della criminalità, dell’assenteismo dal lavoro, grazie alla segnalazione della posizione delle persone che diventano un semplice puntino su una mappa e molte altre. Passando a quelli negativi, che dire, non basterebbe una pagina. Controllo globale delle persone, vittime di un costante studio sociale, di marketing o politico.

Nessuna segreto, niente privacy o intimità. Non ci si potrà sottrarre dall’occhio del grande fratello, che sarà pronto ad archiviare ogni informazione sensibile e personale. C’è da chiedersi come sia possibile che, mentre da un lato del pianeta si lotta per la tutela della privacy, con arresti e penali per i colossi delle telecomunicazioni che archiviano informazioni segrete calpestando i nostri diritti -vedi Google o Telecom– dall’altro si promuovono iniziative del genere? Forse, occorre pensare a una regolamentazione più specifica riguardo alle funzioni del microchip, limitando il suo uso ad aspetti puramente sanitari o contro la criminalità.

Per fortuna, in Italia, non potrebbe essere imposto nulla del genere, considerando che la nostra Costituzione all’art.32 tutela l’inviolabilità del corpo umano:

“la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

Non voglio creare allarmismi o terrorismo mediatico, ma prevenire è meglio che curare.

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