L' ansia da prestazione

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L’ansia da prestazione può avvenire in qualsivoglia campo. Ad esempio, in questo preciso momento, la mia ansia da prestazione è data dal cursore che continua a lampeggiare, suggerendomi di andare avanti a scrivere, sennò lui proseguirà ininterrottamente ad illuminarsi e spegnersi, come se non ci fosse un domani. Ed è pure nero, quindi mette ancora più ansia.

Se fossi di fronte ad un foglio bianco, sicuramente, la mia ansia da prestazione sarebbe data dal fatto che quel foglio è talmente candido da riflettere la luce, e quindi non saprei come fare per sporcare quel candore, creando però qualcosa.

Quando faccio la cameriera l’ ansia da prestazione è data dalla sala talmente vuota da far eco, e che si riempie nel giro di mezz’ora, mentre il mio sorriso deve rimanere miracolosamente intatto, e la camicia linda e senza il minimo accenno di piega.

Durante l’università, l’amica ansia era sempre con me in ogni appello. Ma sono molto seria, un mio compagno di corso mi prendeva puntualmente in giro per il mio pallore da morta e le mie mani umide e scivolose – particolare che mi sarei anche potuta risparmiare, ma Rob Brezsny questa settimana mi ha intimato di essere sincera.

Nel caso in cui facessi la ballerina, l’ ansia da prestazione sarebbe rappresentata dal palcoscenico. Se facessi la batterista, dalle mie bacchette. Se fossi una modella, dai vestiti da indossare. Se fossi una giornalista l’ansia sarebbe cercare di rendere una notizia il più interessante possibile. Se fossi un uomo che invita a cena una bella donna…vabbè, questa magari la evito.

Comunque, qualsiasi strada io decidessi di prendere, la benedetta ansia sarebbe sempre con me. Che fare, quindi? Mah, personalmente non lo so. Non faccio parte della categoria di quelli che “a me l’ansia sprona a fare le cose al meglio”, bensì della famiglia opposta, di quelli “aiuto ho l’ansia sono paralizzata non riesco a fare nulla, di certo farò una figura barbina e me ne vergognerò per il resto della vita”.

Sì, in alcuni casi di figure barbine ne ho fatte, ma molte altre circostanze credo di non ricordarmele nemmeno. Per fortuna, non hanno ancora inventato Losebook, il gemello sfigato di Facebook, dove scrivi solamente i tuoi momenti peggiori per poter condividere coi tuoi compagni di sventura fino a che punto si possa estendere la malasorte. E magari sentirti consolato dal fatto che, sì, sei sfortunato, ma nel mondo non sei il solo a farti rovinare la vita dall’ansia da prestazione.

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