Ragioniamo sul concetto di verità: quanto è giusto esprimerla e siamo sicuri che la nostra sia una”verità”?

In realtà sono più che convinta dell’inesistenza di una verità assoluta, se riflettiamo bene possiamo percepire un’infinita rete di pensieri e alcuni di loro cercano di spacciarsi per verità ma in realtà non lo sono, cioè non lo sono per noi, per chi ascolta quei pensieri che aleggiano in quest’aria troppo affollata ormai. 

Di conseguenza mi chiedo è giusto o meno esporre il proprio “pensiero”, visto che ora parliamo di quello, in un momento storico in cui per fortuna tutti “dubitiamo” ? Credo dipenda da come intendiamo classificare quel pensiero, se lo gettiamo al vento come verità assoluta non verrà mai ascoltato o preso in considerazione, adesso che ognuno può pensare, ognuno può credere, adesso che chiunque può atteggiarsi a letterato di corte, le verità, i pensieri, i concetti ormai abitano in un bordello che si spaccia per un castello di alto borgo, ma quando e come capire se un pensiero nostro o di qualcun altro è assoluto o meno? Come capire la differenza fra consiglio ed imposizione? Perché credo che il problema sia quello. 

Il popolo dubita, si, ma lo fa in modo sbagliato, in silenzio! Crede di porsi delle domande, alza il sopracciglio credendo di aver scoperto l’imposizione mascherata da consiglio ma in realtà quanti non si sottometteranno a queste false verità, a questi falsi pensieri? 

Si manifesta, si urla, il sangue scorre, le parole anche, ma sono ancora troppo deboli!

Perché non ci si appiglia più alle parole? Dubitiamo così tanto per poi credere alle menzogne e caderci dentro come in pozzo senza fondo e non siamo in grado di capire che la soluzione di tutto ciò sta nella “cultura”, il dubbio senza la sapienza non vale niente. Qualcuno è in grado di replicare!?

 

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By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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