Magistratura e politica, così salta ogni equilibrio

Il rapporto tra magistratura e politica continua ad essere burrascoso, anche perché lo squilibrio tra poteri dello stato è ormai evidente.

Basta citare gli ultimi casi, escluso Berlusconi per cui si dovrebbe aprire un capitolo a parte, per comprendere che in Italia non vi è nessun equilibrio democratico. I nomi significativi da citare sono quelli di Matteo Renzi, Matteo Salvini, Clemente Mastella, Ignazio Marino e Virginia Raggi. Ognuno per motivi diversi, ma tutti accomunati dallo stesso destino: qualcosa non funziona nel rapporto tra magistratura e politica.

Su Matteo Renzi sappiamo molto della vicenda Consip. È storia recente, e ad una prima lettura potremmo essere indotti a pensare che in fondo la magistratura ha saputo intervenire prontamente disinnescando una potenziale bomba eversiva. Ma è veramente così? In realtà in politica, soprattutto in tempi di imperante giustizialismo, il solo sospetto annunciato dai giornali è devastante. Intorno agli immancabili atti ed intercettazioni pubblicati grazie ad anonime spifferate si crea l’evento globale. Tanto più è in alto il personaggio quanto più è rapida la moltiplicazione degli sdegnati, soprattutto grazie alla tempistica social che riesce a convogliare in pochi minuti l’attenzione di milioni di utenti.

Per chi campa di voti ed elezioni quei pochi o tanti giorni di pubblico ludibrio sono difficili da recuperare. Certo, per chi ha come parametro la vittoria di un concorso quale unico ostacolo per l’ascesa ai vertici della carriera nella Pubblica Amministrazione è difficile comprendere il danno che possono portare quelle poche ore o giorni di gogna.

Tant’è, anche nella vicenda Consip il rapporto malato tra giustizia e politica ha dato i suoi frutti

Meno rapida e molto più devastante è stata la vicenda che ha legato alle cronache giudiziarie il nome di Clemente Mastella. Assolto in primo grado dall’inchiesta che nove anni fa causò la caduta del Governo Prodi. I due paradossi tutti italiani che dimostrano un rapporto malato che non può portare a niente di buono. L’assoluzione in primo grado avviene dopo ben nove anni e dopo aver fatto cadere un governo legittimo. Una indagine che coinvolse anche la moglie del leader Udeur, Alessandra Lonardo, all’epoca presidente del consiglio regionale della Campania. Mastella si dimise dalla carica di ministro e ritirò il suo appoggio al Governo Prodi, circostanza che contribuì alla caduta dell’esecutivo e alle elezioni anticipate.

La Lega di Salvini e l’agibilità politica

Ci piaccia o no Matteo Salvini, e le sue posizioni politiche, non si può dire che nella vicenda sui beni della Lega non abbia le sue ragioni. Questa volta si tratta del sequestro cautelativo dei fondi della Lega disposto dal tribunale di Genova. In via cautelare quindi, senza che vi sia ancora una sentenza definitiva. Intanto, però, le attività del movimento vanno avanti e le scadenze, compresa quella elettorale, si avvicinano senza che il Carroccio abbia risorse economiche da utilizzare. Nei fatti si altera il percorso democratico naturale di un Paese senza che vi sia una condanna definitiva che stante i tempi biblici della magistratura rischiamo di vedere da vecchi.

Ignazio Marino e quelle cene birbanti …

Marino era accusato di peculato e falso in relazione a 56 cene pagate con la carta di credito del Campidoglio e alcune consulenze legate all’associazione di cui era presidente. In un periodo in cui Roma sembrava fosse più vicina a Caracas che a Berlino, anche grazie all’inchiesta Mafia Capitale con il 416 bis elargito a piene mani, scoprire che il sindaco faceva la cresta sulle cene fu politicamente devastante. Ignazio Marino, forse anche grazie a quell’accusa, scese anzitempo dallo scranno più alto del Capidoglio. Accusa smontata nel 2016 perché il fatto non sussiste” -le cene- e “perché non costituisce reato” -le consulenze-. Evidentemente c’è da fare una non tanto piccola critica all’operato della procura di Roma se addirittura il fatto che è stato per lungo tempo su tutte le prime pagine dei giornali non sussiste o non costituisce reato.

Stessa sorte Virginia?

Stessa sorte è toccata quasi subito alla nuova sindaca Virginia Raggi. Ancora siamo alle fasi iniziali ma già si rischia di vederne delle belle se cadesse l’accusa di abuso d’ufficio per la quale è stata letteralmente massacrata su giornali, tv, web e radio. Ancora più paradossale se dovesse subire un processo per il reato di falso e non reggesse l’accusa. Chi vivrà tanti anni vedrà

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