“Il contratto. La danza del potere” di Chiara Domeniconi: identità, corpo e potere tra dono, contratto e viaggio a Casa Sanremo Writers 2026.
Il romanzo si apre in camerino. Sofia riceve la visita di Jussouf, capo degli eunuchi neri. L’uomo reca un dono. Dentro un cofanetto, una collana con quattro perle enormi e un diamante azzurro. Il mittente è il sultano Abdalla-El-Rashid. L’offerta prevede un viaggio dalla “Città d’Oro” fino a Catania e un’esclusiva di spettacoli a corte. La scena alterna sconcerto e attrazione. Il corpo di Sofia registra la vertigine. Il linguaggio è visivo, materico, dettagliato. La prefazione della dottoressa Viviana Coniglio indirizza il fuoco su identità personale e confini.
La narrazione interroga potere, dono, desiderio, contratto. Il libro rientra tra i selezionati per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026: il salotto culturale che accompagna il Festival della Canzone Italiana.
Sofia cerca un parere da Mordecai, antiquario della Lanterna Rossa. Il negozio è un inventario di meraviglie e rovine. La collana viene osservata come oggetto raro e pericoloso. Il valore economico apre domande etiche. L’identità si misura con responsabilità e rischio. La prosa procede per soglie: porte, corridoi, corti, hammam. Gli ambienti sono densi di odori, superfici, tessuti. La scena orientale è teatrale ma non compiaciuta. Gli elementi sensoriali dialogano con la biografia emotiva della protagonista. La stanchezza affiora. Il bisogno di riscatto si annuncia senza proclami. La “danza del potere” si esercita nei dettagli: una visita, un dono, una richiesta, una firma.
L’itinerario verso la Città Dorata intensifica l’impressione di passaggio
I souq moltiplicano rumori, spezie, metalli, vapori. Il cortile interno ospita l’atto formale. Un contratto in lingua araba, una somma, una firma. Seguono riti di preparazione: unguenti, vesti, profumi, vapore. La trasformazione è scenica e simbolica. L’esibizione davanti al sultano espone il doppio movimento di attrazione e controllo. Un cedimento del trespolo rivela fragilità e gerarchie. La pagina non chiude le domande. Le dispone.
Sofia si definisce tra disciplina scenica e bisogno di riconoscimento
Il lessico del corpo occupa il centro. I luoghi non sono fondali, sono dispositivi che trasformano. La prefazione insiste sull’identità come equilibrio dinamico tra individuo e contesto. Il romanzo mette in scena questo dinamismo. La catena degli scambi mostra il confine mobile tra libertà e vincolo. La quarta presenza di Domeniconi a Casa Sanremo si inserisce in un percorso espositivo coerente, dentro un salotto culturale che, a Sanremo, amplia lo scambio tra letteratura e pubblico.

