Riflessioni su identità, fede, memoria e radici. “Sempre ritorni come l’onda” di Antonio Scommegna, con prefazione di Gianfranco Lauretano.
La silloge di Antonio Scommegna propone un attraversamento netto: il ritorno come gesto e come destino. L’onda è immagine e cadenza, ma anche misura del respiro. La lingua muove tra un italiano sorvegliato e affondi nel dialetto di Margherita di Savoia. La materia poetica tiene insieme identità, memoria, crisi della fede, sensualità e paesaggio. L’autore colloca l’io dentro luoghi concreti, rendendo la terra un interlocutore stabile.
La Prefazione di Gianfranco Lauretano orienta il lettore su nucleo e timbro, insistendo su consapevolezza e radici. La copertina, “Prima dell’eternità” di Sheyla Bobba, dialoga con i temi di soglia e durata. La silloge figura tra i titoli selezionati per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026, nel salotto culturale che anima Sanremo durante il Festival della Canzone Italiana.
Le poesie organizzano un equilibrio tra visione e terriccio
L’immagine cerca il corpo, non l’allegoria pura. Le figure d’amore si legano ai gesti minimi, ai sensi, ai ritorni stagionali. Le parole spostano la scena dalla dichiarazione all’ascolto. Il verso custodisce il dubbio religioso senza posture drammatiche. L’io interroga e si lascia interrogare. Il mare è matrice e specchio. La memoria non è deposito; è energia che avanza e si ritira. Il dialetto apre fenditure foniche e semantiche, ampliando registro e temperatura. L’effetto è una voce capace di ospitare più strati. La sintassi predilige periodi contenuti e chiuse ferme.
Molti testi nascono dall’attrito tra distanza e appartenenza. La terra natale viene nominata come abbraccio e come compito. L’identità passa dalla lingua, ma anche da riti civili e familiari. L’eros non cerca la vetrina; cerca densità tattile e precisione. Le parole chiave ricorrono come ancore interne: nome, radice, casa, perdono. Le immagini non si compiacciono. Rimangono leggibili, persino quando sfiorano l’enigma.
Antonio Scommegna evita il tecnicismo gratuito. La pagina preferisce la trasparenza a una complessità opaca. La musica dei versi si affida a ritorni misurati, non a effetti.
L’onda e la soglia
Il libro propone anche frasi soglia che condensano un intero arco: “Il passato ritorna sempre, come l’onda del mare”. L’amore per la terra assume valore identitario e politico, senza proclami. La fede è una domanda praticata, non un apparato. L’oscillazione tra fiducia e crisi costruisce la dinamica interna. La tenuta emotiva passa dal riconoscimento delle fragilità.
In questa cornice, la scelta del dialetto funziona da richiamo alla carne della lingua. Le differenze foniche non distraggono; intensificano. La presenza in Città dei Fiori conferma la vocazione pubblica della silloge. La vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026 intercetta lettori e lettrici non specialisti, mantenendo integra la specificità del progetto.
Il disegno complessivo invita a tornare. Tornare al testo e alla voce, come si torna alla riva dopo un varco. Ogni sezione accoglie il lettore in un perimetro riconoscibile. L’onda non è solo figura ricorrente. È un metodo di lettura. Avvicinarsi, ritirarsi, ritornare. La silloge chiede questa pazienza. In cambio offre orientamento, lessico chiaro e un paesaggio che tiene.

