Body shaming e violenza psicologica, le Farfalle che ci hanno portato sul tetto del mondo hanno rotto il silenzio. La testimonianza dello scrittore Carlo Ravaioli, l’atleta “quasi olimpico”.

Nina Corradini, ex atleta olimpica, ha scoperchiato il vaso di Pandora e ora è impossibile rigettare dentro tutto. Abusi fisici e psicologici, body shaming e uno “smeagol” sempre pronto a distruggere le certezze delle atlete. Fatti di una gravità inaudita che portano il rigore dello sport all’esasperazione. Non si poteva fingere che nulla fosse accaduto, tanto che il neo Ministro Nina Corradini è intervenuta subito incontrando il presidente del CONI Giovanni Malagò e il presidente di Federginnastica, Gherardo Tecchi.

Più attuale che mai è il libro di Carlo Ravaioli, Memorie di un ginnasta quasi olimpico (Argentodorato Editore), trovate la sua intervista su WebRadio SenzaBarcode e, sabato 5 novembre dalle 17, sarà possibile incontrarlo alla Libreria Albatros di Cento.

Abbiamo chiesto a Carlo di darci la sua opinione su quanto sta accadendo intorno alle Farfalle e chi è Smeagol

La farfalla è fortemente evocativa. Rappresenta la trasformazione che porta il brutto bruco a diventare la splendida farfalla che vola con grazia e bellezza. Il percorso che porta la goffa bambina a diventare ginnasta di valore olimpico è altrettanto affascinante ma pieno di durezza.

È vero lavoro da minatore l’allenamento delle ginnaste ritmiche e non può prescindere dal rispetto dei terribili canoni estetici che vogliono la donna bella e magra. È in questo vizio della nostra società che si annida la tragedia di ballerine, modelle, ginnaste ritmiche che, se vogliono sfondare sui palcoscenici del mondo devono essere filiformi.

Questo è il cancro della ginnastica ritmica

In ogni sport si devono rispettare dei canoni che spesso, soprattutto quando coinvolgono adolescenti, si trasformano in vere crudeltà perpetrate da quei personaggi che, nel mio libro: ”Memorie di un ginnasta quasi olimpico” ho definito gli Smeagol delle palestre.

Smeagol è un personaggio tratto dal romanzo: “Il Signore degli anelli” di Tolkien e rappresenta la malvagità di colui che, pur di impossessarsi dell’anello che conferisce il potere, è disposto a compiere qualsiasi tipo di scellerataggine. Devo dire che ogni sport ha il proprio Smeagol; esiste la violenza psicologica di allenatrici che ti portano fino all’anoressia, esiste la violenza sessuale che ha condannato il medico della nazionale USA di ginnastica artistica a 175 anni di carcere, esistono sport (non la ginnastica) dove il fenomeno del doping è pratica quotidiana, esistono giovani motociclisti che muoiono, a sedici anni, correndo a trecento all’ora.

In genere, nello sport di livello mondiale esiste la depressione causata da un sistema che, dopo averti portato in vetta, quando le luci si spengono, ti lascia precipitare negli inferi di una vita fatta di soli ricordi e di coppe a far polvere sopra i mobili. Il tasso di suicidi, alcolizzati e vite rovinate tra gli ex atleti penso sia inferiore solo a quello delle Rockstar.

A chi dare la colpa?

Sono coinvolti tutti, in questo meccanismo infernale, tranne gli atleti che, nella loro giovane età, sognano solo di realizzare il proprio desiderio di fare ciò che amano, primeggiare, viaggiare, essere applauditi, essere amati.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata da alcuni allenatori senza scrupoli. Non tutti grazie a Dio; nel mio libro ho parlato dei miei Maestri che, oltre ad avermi insegnato la ginnastica artistica, mi hanno anche insegnato a vivere. Fanno la loro parte anche le famiglie che devono assumersi le proprie responsabilità e vigilare su come vengono trattati i propri figli campioni.

Ci sono poi certi dirigenti che, abbandonata la propria insaziabile fame di potere e di denaro, dovrebbero prendere carta e penna e scrivere alla Procura della Repubblica per autodenunciare la propria omertà.

By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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