Fuga Bianca, un film di Lorenzo Merico

Venerdí 22 aprile alle 18 presso Cine Detour di via Urbana 107 a Roma la prima proiezione di Fuga Bianca, un film di Lorenzo Merico. Intervista per Palcoscenco.

“Fuga Bianca” nasce da un’idea di Lorenzo Merico come film indipendente, durante un periodo di ricerca e studio all’ “Accademia di Belle Arti” di Roma, fino ad arrivare alla collaborazione con il produttore Marco Simonelli. Con Andrea Mastrotto, Lorenzo Merico, Andrea Simonelli, Lucrezia Marzo, Fiorenza Di Clemente e Cristina De Pascale.

Il film

Alex è uno studente di pittura che rincorre la sua vita attraverso le opere d’arte dei grandi maestri. Le infinite linee e i colori visti dal protagonista di “Fuga Bianca” lo trasportano in una dimensione astratta in cui tutto si muove secondo la sua volontà, costruendo un mondo senza forma che cambierà la vita di Alex e il suo modo di vedere. L’arte personificata diventa protagonista accanto al ragazzo sotto le sembianze di personaggi stravaganti, figure dai caratteri difficili e dai colori sgargianti, vite spezzate che si confondono in forme incomprensibili, ma che comunque si intrecciano in silenzio, creando l’armonia di un’unica immagine.

Dipinto dopo dipinto la realtà si confonde con le tele, mentre la musica farà danzare i personaggi fuori dalle cornici, creando linee e colori sempre più complessi e trasportando Alex nel suo mondo inconsistente di ricordi lontani e desideri.

«L’arte si presenta in forme diverse» osserva Alex mentre è imbrattato di colore e si rende conto di quanta bellezza ignoriamo. Qual è, allora, la differenza profonda tra il mondo reale e quello che sta al di là di un dipinto?

Alex si perderà nelle tempere dei grandi artisti e tra le forme sinuose della sua amante segreta Adele, creando un puzzle di cui solo lui sarà capace di vedere la figura finale, nutrendosi di colori e prendendo le sembianze, anche lui, di un’intangibile pennellata su una tela bianca.

Note di regia

Nel film sono contenuti momenti di vita concreta, proiettati all’interno di scenari universali, in cui cuore e mente sono chiamati a confrontarsi, in un eterno dialogo tra sentimento e conoscenza. Il film sottolinea la finitezza umana attraverso un continuo richiamo ai limiti impostici dalla nostra soggettività, in un gioco di convenzioni e convinzioni, in cui il nostro punto di vista è radicalmente messo in discussione grazie alla metafora della cecità sociale.

Uno dei miei intenti principali è stato quello di condurre lo spettatore all’interno di un’esperienza sensoriale a tutto tondo, in cui poter intrecciare alla narrazione le costellazioni di eventi vissuti in prima persona.
Le tecniche utilizzate non hanno come fine ultimo l’adattamento di una sceneggiatura a un contesto cinematografico, ma sono le colonne portanti di una comprensione che si fa strada tra la nebbia e la confusione che accompagna le nostre vite.

Lorenzo Merico

SenzaBarcode Redazione

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