Il Daspo in Aula Giulio Cesare. Parla un dipendente di Roma Multiservizi

Daspo, Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. E che ci azzecca con l’Aula Giulio Cesare? Metti dei lavoratori esasperati, un presidente “rigido”, tanta confusione, ed ecco che …

Se fosse stato Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea Capitolina in epoca Marino, staremo tutti gridando allo scandalo. In prima fila ci sarebbero Marcello De Vito e i -allora- consiglieri Frongia, Stefàno e Raggi. L’onorevole Corsetti non prenderebbe l’applauso del parterre e probabilmente nessuno parlerebbe di Daspo ma di un atto del peggior fascismo.

L’Aula Giulio Cesare ha delle regole, condivisibili o meno, che piacciano o meno. Quelle regole vanno rispettate. Ma, ed ecco il succo del discorso, come si segna il confine tra prepotenza ed esasperazione? Come si stabilisce che il buon amministratore, per fare ordine, è autorizzato lui stesso al pugno di ferro? Diventa una gara a “chi ce l’ha più duro” -il pugno-?

I lavoratori della Roma Multiservizi, 26 di loro, hanno ricevuto una espulsione con tanto di divieto d’ingresso in Aula. Un Daspo che mai s’era visto

Ricordo Alessandro Onorato portare cornetti caldi a colazione e pizze per la cena di coloro che occupavano stanze di Palazzo Senatorio. Ricordo cartelli e cartonati, cappellini e striscioni, gadget di ogni genere e tipo, senza dimenticare i cori che si sorbiva l’Amministrazione Marino -lungi da me l’idea di santificarli- e se la memoria non m’inganna anche i consiglieri del M5s, De Vito in prima fila, erano accanto ai lavoratori. e di Daspo neanche l’ombra.

Adesso che pretendono attenzione verso l’amministrazione pentastellata, ora che si aspettano quelle soluzioni e provvedimenti promessi in campagna elettorale che succede? Daspo, appunto, esclusione per ben 2 mesi.

Bruno Pasqualini coordinatore del Comitato Operatori Roma Multiservizi, ci ha fornito la sua versione,  Fabio Mostacci presidente del Comitato lavoratori Roma Multiservizi ha detto la sua, Marcello De Vito affida a Facebook il suo commento:

Ho appena firmato il provvedimento di esclusione dall’Aula per due mesi di alcuni cittadini, resisi protagonisti di tumulti durante la seduta di ieri (e non solo…). Non è una bella cosa, mi rendo conto. Ma è un atto necessario! Non si può pensare ogni volta di fare irruzione in Aula ed imporre le proprie questioni, sovvertendo l’Ordine dei Lavori previsto. Ieri ho dovuto sospendere la seduta su un provvedimento fondamentale: ossia la delibera che istituisce la commissione di indagine sui Piani di Zona. Anche questo è un tema importante per Roma.  Molto importante! Riguarda la casa (e quindi la vita!) di decine di migliaia di famiglie romane. Inutile che oggi “i soliti noti” si presentino in Aula.

A questo punto ho pensato fosse il caso di sentire anche uno degli interessati dal Daspo! Per ovvie ragione non dirò il suo nome ma mi ha fornito anche il foglio con la dichiarazione dell’esclusione per 60 giorni dall’Aula Giulio Cesare.

Ma che cosa avete fatto di così clamoroso per meritare questa “punizione esemplare”?

“C’era una sospensione di Assemblea di mezz’ora, che ne seguiva una precedente di 10 minuti. Nel tempo della sospensione i miei colleghi hanno chiesto agli agenti di Polizia Locale di poter parlare con i consiglieri avvicinandosi agli scranni. In quel momento sono stati disposti addirittura 19 agenti in protezione dei consiglieri! Non so chi ha dato l’ordine, il presidente d’Aula sembrava nervoso e agitato, e la situazione si è scaldata. A quel punto è scoppiata la bagarre, i colleghi hanno rinfacciato a De Vito che quando era all’opposizione si schierava con noi, effettivamente lui era sempre presente anche quando abbiamo occupato l’Aula con Marino sindaco.

È stato accusato di aver fatto promesse in campagna elettorale solo per prendere voti. Una collega si è sentita male mentre gli ricordavamo che siamo lavoratori che portano a casa 500 euro al mese e ci dobbiamo campare una famiglia! A quel punto è intervenuta la comandante dei Vigili e ha calmato la situazione parlando con alcuni. Le abbiamo chiesto di incontrare il sindaco Raggi e l’assessore Colomban ma ci è stato proposto solo un incontro alla sala del carroccio con Marcello De Vito e l’assessore Montanari, a quel punto abbiamo rifiutato sentendoci presi in giro”.

Il mio interlocutore si rabbuisce, è una persona stanca che sopra ad ogni cosa vuole serenità e sicurezza, poi continua

“Questa situazione va avanti da tre anni e proprio coloro che dovevano essere la nostra salvezza ci stanno trattando peggio che tutti gli altri. Hanno tradito la nostra fiducia e ora si parano dietro a provvedimenti ostili. Ma dove sono finiti i ragazzi che volevano cambiare Roma, sistemare le cose e portare la trasparenza e l’onestà? Noi chiediamo garanzie per il nostro posto di lavoro, quelle che loro ci hanno promesso e che ora scambiano con un Daspo”. Poi, con un sorriso amaro conclude, “e alla fine sto Daspo lo hanno dato anche a gente che se ne stava per i fatti suoi al bar!”

Vero che distogliere l’attenzione dai lavori d’Aula è sbagliato, ma forse il presidente dell’Assemblea capitolina dovrebbe ricordarsi di quando era, per tutti, Marcello. Quando si batteva per questi lavoratori, quando era contro le transenne imposte davanti all’ingresso del Campidoglio dal suo predecessore… Insomma, quando rispondeva al telefono e trovava il modo di calmare le acque e non di fomentarle. Corsetti ipotizza che in realtà  non sia De Vito il mandante del Daspo, beh, voglio crederlo anche io.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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