In un mondo schizofrenico una soluzione c’è: facciamo Teatro

A cosa serve un corso di teatro? A conoscere noi stessi e gli altri. Ad evitare che due opposte certezze occupino lo stesso posto sulla mappa.

Non vogliamo fare teatro? Ma in realtà lo facciamo già ogni giorno. Recitiamo ogni volta che non possiamo dire quello che pensiamo. Quando non possiamo mostrarci agli altri per quello che siamo davvero, lontani dall’intimità del nostro nido domestico. Addirittura recitiamo con noi stessi, quando ci raccontiamo bugie pur di evitare una probabile crisi.

Se non è Teatro chiamiamolo mondiali di calcio.

La mattina ci alziamo, andiamo in cucina e ci prepariamo il primo caffè. Se siamo fortunati qualcun altro si alza e lo prepara per noi. Entro mezz’ora, puliti e stirati, salpiamo dal nostro porto sicuro, pronti a giocare fuori casa. Scendiamo in campo, in quel bel prato grigio di asfalto. E cominciamo la partita contro noti o ignoti attaccanti. Per un’altra mezz’ora abbondante di gara teniamo le mani sul volante, su un manubrio o sul corrimano di un mezzo pubblico. L’autista è sgarbato, il vigile intransigente, e poi c’è quello che ci taglia la strada. Già stressati, raggiungiamo la nostra destinazione: scuola, università, lavoro, oppure le poste,  gli uffici di collocamento o l’agenzia delle entrate. Per molti di noi più che una partita è quasi una guerra. E il novantesimo minuto è solo la prima parte della mattinata.

Queste situazioni quotidiane hanno in comune un aspetto. In ogni momento della giornata dobbiamo continuamente relazionarci e confrontarci con qualcuno. E non è sempre facile, perché l’altro da noi ha sempre torto. Perché il nostro sentire è sempre la migliore delle conferme possibili. Ed è questo l’inganno più sottile. Ignoriamo il fatto che l’altro la pensa esattamente come noi e il suo sentire aspira a fagocitare il nostro.

Quali sono le soluzioni?

Io, basandomi sul mio sentire e dunque sulla migliore delle granitiche conferme possibili, ne vedo un paio. O passiamo in farmacia la sera, prima di rincasare, oppure, come alternativa al Maalox, ci iscriviamo ad un buon corso di recitazione. Dove scopriamo di aver fatto teatro da sempre. Ma finalmente ne prendiamo coscienza e acquisiamo nuove competenze. Impariamo a generare e a gestire le nostre emozioni. Ci scopriamo capaci di differenziare in buon umore anche senza causa. Un valido corso deve darci proprio tali strumenti. Farci sentire più motivati, più coraggiosi e più allegri. Essere più empatici ci consentirà di mettere in pratica ogni giorno un nuovo incredibile potere:  volgere a nostro favore situazioni altrimenti difficili. E se queste ragioni fossero ancora insufficienti?

Consideriamo un ultimo vantaggio.

Siamo sempre più social. Fare un corso di recitazione, dove praticare e confermare gli effetti benefici dell’empatia, può aiutarci ad utilizzare meglio le emoticons.

Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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