La guerra contro l’Isis assume forme e volto di donna

Ogni giorno di più la guerra contro l’Isis assume le forme e il volto di donne che abbracciano fucili e combattono, oppure vendute come schiave del sesso

Donne sono quelle che combattono in prima fila, imbracciando fucili accanto ai peshmerga curdi e cercando di impedire fisicamente l’avanzata dello stato islamico.

Donne sono le Yazide che ogni giorno in Siria combattono la guerra contro i militari dell’Isis, e sempre donne sono le madri che decidono di rincorrere i propri figli che hanno deciso di abbandonare il mondo occidentale e trasferirsi nei campi di addestramento del califfato.

Il ruolo della donna nella guerra contro l’Isis è fondamentale

Sono le donne quelle più vessate dal califfato. Vengono uccise, stuprate, vendute come schiave del sesso. I loro figli vengono obbligati ad affiliarsi ai militanti dell’Isis. Sono obbligate ad un lutto perpetuo, a vestirsi di nero, ad umiliarsi, ad evitare ogni forma di gioia e/o di piacere personale – e quello sessuale è l’ultima delle privazioni imposte dall’Isis-. Donne però sono anche quelle che, nell’anonimato totale e in numero sempre più crescente, decidono di ribellarsi, di cambiare nome, imbracciare un fucile e combattere contro l’avanzata dei terroristi.

Non esiste guerriero più forte e temibile di una donna arrabbiata e bene lo sanno i curdi, che fin dal 1700 hanno deciso di arruolare le donne all’interno dell’esercito.

Oggi, nella guerra contro l’Isis, sono più o meno un migliaio le peshmerga donna che combattono al fronte. Ognuna di loro è stimata dai compagni uomini dell’Ypg – l’esercito curdo che difende la popolazione dagli attacchi e dai rapimenti dei miliziani dello stato islamico- e temuta dai combattenti del califfato. Secondo una credenza degli affiliati dell’Isis, infatti, se morire per difendere lo stato islamico apre istantaneamente le porte del Paradiso e porta alla conquista di 45 vergini, chi cade in battaglia per mano di una donna finisce direttamente all’inferno.

La guerra non assume quasi mai il volto di una donna, tranne quando la situazione si fa realmente difficile e serve la concentrazione, la pazienza e la testardaggine delle donne ferite, minacciate, che vedono i loro figli e i loro mariti uccisi da pazzi criminali senza fede, religione o umanità.

Come le mamme antilopi combattono contro il leone che minaccia la vita dei loro cuccioli, così le donne Yazide hanno deciso di partecipare attivamente alla guerra contro l’Isis.

Questa minoranza curda è quella più colpita dallo stato islamico che ha provato in ogni modo ad annientarla. Tantissime sono le donne Yazide rese schiave dai militari dell’Isis, vendute in cambio di denaro, stuprate e annientate.

Molte però sono quelle che hanno deciso di reagire, di combattere, di seguire un addestramento militare per poter combattere una guerra alla pari contro il cancro dello stato islamico. L’esercito delle Sun Girls – così hanno deciso di chiamarsi, forse per opporsi all’oscurità, al colore nero tanto amato dal califfato- oggi combatte in prima linea la guerra contro l’Isis. Ogni donna del “plotone” non abbassa lo sguardo, non trema al pensiero di questi animali che hanno già provato a rubare la loro dignità, il loro essere donna. Nessuna combattente Yazida ha paura di morire per mano dei terroristi, tutte sono pronte a correre questo rischio pur di difendere la propria patria e la propria etnia.

Il sesso forte sarà pure quello maschile, ma la guerra contro l’Isis, ad oggi, sembra assumere sempre di più gli occhi, la testa, il volto, e soprattutto il cuore di una donna.

Che non sia questo il giusto inizio e il “numero fortunato” sul quale tutti gli stati occidentali dovrebbero puntare? La storia a ben vedere ci insegna che le atrocità della guerra sono state superate grazie al coraggio delle donne che sono rimaste a difendere le proprie case, i propri figli, la propria dignità.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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