Educazione sessuale e gender, questi sconosciuti

Educazione sessuale in Italia, sconosciuta ed osteggiata dai “ben pensanti” non è un viatico per l’affermazione della cultura gender, questa sì veramente sconosciuta.

Parliamo di presunti untori, anzi non ne parliamo perché lo fanno già i giornali che mirano a scandalo e tiratura, noi parliamo delle assenze e delle conseguenze. Assenza della educazione sessuale nel nostro Paese, non solo quella basilare che da decenni connota l’insegnamento nelle scuole delle nazioni civili: come si infila un profilattico, come si evitano gravidanze indesiderate, come ci si difende dalle malattie sessualmente trasmissibili. No, pensiamo alla vera educazione sessuale, quella che ci aiuta a non cadere nella trappola del incosciente o folle di turno che contagia oltre 30 donne con l’HIV, ci insegna a saper accettare i nostri limiti e noi stessi per trasformarli nelle nostre armi di difesa. Ecco, noi non siamo ancora arrivati alla educazione basic: ai ragazzi non si insegna come si mette un profilattico figuriamoci la capacità di conoscere i nostri limiti, conoscere e accettare l’altrui sessualità, rispettare la volontà degli altri, le differenze che ci contraddistinguono e rendono individualmente speciali.

Cultura gender

Ad oggi non si è ben capito a cosa ci si riferisca col termine cultura gender, però si moltiplicano le manifestazioni contro la sua diffusione e si mobilitano in parlamento e fuori decine di gruppi per lo più a danno della diffusione nelle scuole dell’educazione sessuale. C’è del marcio in questo Paese se l’educazione al rispetto dell’identità di genere e della sessualità altrui provoca tanto disappunto, c’è del marcio se non si fa una riflessione su quanto è accaduto a Roma, se oltre trenta vittime dell’ignoranza non siano sufficienti. Avvenne qualcosa di simile anche ad Helsinki nel 1996, allora fu un cantante rap afroamericano ad essere accusato di diffondere volutamente l’epidemia con decine di rapporti non protetti e per vendetta. Forse non sapremo mai cosa può scattare nella testa “dell’untore”, invece ci possiamo porre interrogativi sulle vittime, e certamente non può essere una giustificazione se circa vent’anni fa accadeva una cosa analoga anche nei civilissimi paesi scandinavi, anzi, semmai dovrebbe rafforzare l’idea in noi che solo nell’educazione sessuale, nella consapevolezza dell’evoluzione umana -che non è solo riproduzione animale come i cavernicoli- e nell’affermazione del rispetto per tutti può trovarsi l’elemento che ci mette al riparo da altre tragedie simili. Il salto di qualità per l’umanità sarà non morire più per la propria sessualità, a Raqqa come a Roma.

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