Roma, la bufala del salario accessorio

A Roma è andata in onda la grande bufala, quella del salario accessorio dei dipendenti, e ci hanno sguazzato politici, giornalisti, opinionisti. E’ andato in onda il più basso degli istinti: consenso per fame.

SenzaBarcode l’ha scritto fin dall’inizio, si stava spacciando una delle più grandi e vergognose bufale sulla pelle di migliaia di famiglie sacrificate sull’altare di un presunto legalismo in realtà fatto di bugie, incapacità, opportunismi, menzogne. E tutto parte dalla passata amministrazione politica, quella di Ignazio Marino. Da subito il sindaco del PD decise di fare guerra ai propri dipendenti partendo dalla relazione del MEF, che poi vedremo ha orientamenti differenti in base a chi governa. Ignazio Marino voleva il consenso facile da ottenere e, pensava, anche a gratis. Si mobilitarono per questo famose testate giornalistiche, opinionisti ben pagati insieme a tutto il circo dell’informazione: bisognava bastonare il dipendente comunale romano, privilegiato e strapagato addirittura “a pioggia”, tralasciando le tante altre pagine di quella famosa relazione. Oggi, dimesso l’ex sindaco e scoperte le balle, esce fuori tutto il marcio di quell’enorme massacro mediatico messo in campo da politici e media. I tavoli di confronto sindacali si sono ridotti per due anni ad un campo di battaglia con una parte che menava e l’altra subiva. Ogni settimana prima degli incontri si scatenava una vera e propria orgia denigratoria contro i super privilegiati, gli assenteisti, i fannulloni, ed il massacro proseguiva anche nelle settimane successive: qualche famiglia a 1300 euro al mese alla fine ci avrà anche creduto di essere “privilegiata”.

Un po’ di storia

All’inizio fu il parere del MEF, questa sorta di oracolo fatto di ispettori e governato politicamente: MEF sta per Ministero dell’Economia e delle Finanze. Come ci ricorda in un’intervista rilasciata da Damiano Colaiacono ex direttore delle Risorse Umane della Capitale a Il Giornale d’Italia nel 2008 un altro parere del MEF non portò a ravvisare pioggia di benefici a questi super privilegiati, ma cosa era cambiato con l’erogazione degli stipendi dal 2008 al 2013? Nulla! Quindi ci dovremmo chiedere come lavorano questi ispettori del MEF prima di chiedere conto ai dipendenti capitolini, questo cambio di rotta a distanza di soli 5 anni? E la pioggia? La pioggia di soldi non legati ad efficienza paventata da Ignazio Marino dov’è? Certamente non legata alle anomalie riscontrate insieme a Luigi Nieri, tanto che l’atto unilaterale inventato dalla passata amministrazione per “salvare” gli stipendi dei dipendenti da questa pioggia -che era nel frattempo divenuto uragano smosso da giornali e TV- non è risultato conforme al bel tempo. Infatti anche l’atto unilaterale è stato bocciato e molto probabilmente lo sarebbe stato l’accordo fatto con CGIL e CISL se non fosse stato respinto dal referendum dei lavoratori che forse ci vedono un po’ più lungo di alcuni sindacalisti letteralmente presi a schiaffi e storditi dalla valanga montata dalla passata amministrazione.

A Roma si paga meno che a Milano

A Roma le voci del salario accessorio stabile, non messe in discussione dal MEF, riguardano circa 3 mila euro lordi l’anno, a Milano sono 5 mila, 4800 a Torino e 4500 a Firenze. I salari dei dipendenti comunali di Roma sono i più bassi, parte del salario accessorio che li faceva crescere era legato a quelle voci che tanto fanno venire il prurito a Oscar Giannino con master in fantasia, memorabile lo scandalo nelle scorse elezioni. A Roma tra il 2010 ed il 2013 la spesa per il personale si è abbassata di 116 milioni di euro, i dipendenti si sono ridotti ed invecchiati ma la città si è espansa a macchia d’olio chiedendo nel contempo più servizi. I dipendenti ci provarono a ribellarsi contro le infamie che cadevano a pioggia, in questo caso non come il salario ma per davvero. Lo scontro fu epico con i famigerati vigili ed il capodanno 2015, rinunciarono a 200 euro di straordinario per mantenere il punto, furono massacrati come assenteisti che non volevano lavorare, i giornalisti videro i malati ed i donatori di sangue e non le adesioni zero allo straordinario per migliaia di ore, non guardarono che negli anni precedenti con i mega eventi veltroniani mai c’era stata defezione. Tutti fanno finta di non vedere la guerra in atto che comporterà la fine di Ignazio Marino, ormai la macchina del fango era a pieno regime.

Problema ora irrisolvibile

Per le vie normali sembra che la partita sia irrisolvibile, gli stipendi dei dipendenti sono ridotti alla soglia della povertà, dopo i quasi 300 euro già persi un anno fa, da gennaio ci sarà questa nuova decurtazione di quasi 200 euro grazie al piano di “salvataggio” miracolo di Ignazio Marino, e con affitti, rate del mutuo, figli e spese mediche le famiglie monoreddito dei dipendenti comunali non potranno andare avanti a lungo, evidentemente serve un piano urgente che ponga fine al balletto di cifre, e questo compito spetta al commissario Tronca. A Milano alcune vertenze come quella della Polizia Locale è stata raffreddata con grande capacità. a Roma il commissario Tronca dai vigili “assenteisti” ha già incassato un Capodanno sereno dopo aver chiesto un impegno ai sindacati di tregua e collaborazione; ma ora deve onorare questo patto, perché questa volta non ci saranno né sindacati e né dipendenti con assegno in bianco in mano pronti ad accettare due spicci di elemosina ed altri anni di guerra. Lo stesso Renzi è avvisato, il suo governo pensava di asfaltare sindacati e lavoratori, solo che anche l’asfalto a Roma è terminato da tempo, e pur volendo coprire le buche con la buona volontà mancano i sacchetti di bitume a freddo.

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Un pensiero riguardo “Roma, la bufala del salario accessorio

  • 13 gennaio 2016 in 17:35
    Permalink

    E veramente bello leggere la verità.Onore dignità e rispetto per chi ha ancora la capacità ed il coraggio di fare del giornalismo restando nei binari della deontologia

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