Fassina e Civati candidano la Meloni?

Dopo l’apertura di Fassina ai candidati Cinque Stelle per Roma ora tocca a Pippo Civati candidare il liberista segretario di Radicali Italiani: compagni avanti! Il gran partito noi siamo dei lavoratori.

Poveri lavoratori e povera sinistra in Italia se il meglio che riesce a partorire dopo lo strappo avvenuto col PD renziano spazia dall’appoggio di Stefano Fassina e Sinistra Italiana ai candidati Cinque Stelle per le amministrative romane -appoggio accolto dai pentastellati più con diffidenza che indifferenza- e ora con Pippo Civati di Possibile che individua quale candidato il liberista segretario di Radicali Italiani che testualmente dichiarava fallita ATAC chiedendone la privatizzazione con buona pace di quei sindacati e lavoratori a cui Possibile chiederebbe il voto.  Se è per questo le richieste di privatizzazioni sono state fatte a gogo da parte del eletto radicale nella Lista Marino a partire dalla dismissione di Farmacap, le farmacie comunali dedicate alle fasce più povere e svantaggiate della popolazione romana. Il quadro d’insieme effettivamente rende chiaro il disegno di queste nuove realtà nate a sinistra del PD, cercare sponde con quei poteri che nulla avrebbero a che fare con la storia ed i personaggi della sinistra a cui si pretende di appartenere sperando di raccattare qualche consenso sfuggito al controllo della spartizione partitocratica.

Tanto valeva rimanere nel PD

Se queste sono le proposte dei fuoriusciti di sinistra dal PD tanto valeva rimanere nel grande contenitore renziano facendosi paladini di qualche corrente interna dissidente e aspettare che il vento cambi e si possa tornare in sella alla guida del grande contenitore post democristiano, e magari nel frattempo partecipare alla spartizione di qualche briciola come altri nel PD stanno già facendo. Anche perché non è possibile liquidare l’incompatibilità all’attuale guida della segreteria PD con l’opposizione alle riforme istituzionali o a causa della mancate riforme sui diritti civili. Entrambi i temi sono fondamentali ma se non vi si aggiunge anche il tema sociale, una volta si sarebbe chiamato il lavoro, ma oggi è più utile ampliare l’argomento che restringerlo, ebbene senza affrontare e confrontarsi con i temi sociali non si comprende la necessità di nuovi soggetti politici in cerca d’autore. E’ partendo dall’elettorato della Capitale che, ad esempio, è possibile confrontarsi su tutto e scoprire che su certi temi Civati potrebbe pescare tranquillamente molto di più nell’elettorato della Meloni che in quello di Marino e dei Marino boys, eventualmente potrebbe pensare di candidarla o appoggiarne la candidatura, perché se si vuole fare il grande contenitore unitario una bella fetta di contenuti arriva anche da lì, perché no?

Pannella si sposta in avanti

Pippo Civati come altri tendono a leggere l’attualità politica con vecchi schemi, non analisi, ormai pensionabili. L’elettorato non è più omologabile con schemi da unità laica delle sinistre, anche perché di laico e di sinistra è rimasto ben poco. La fortuna elettorale del Movimento Cinque Stelle è stata proprio quello di capire che tale schematizzazione della politica ormai non è più reale, ma solo ripetizione stanca di vecchi riti e finte contrapposizioni da partitocrazia di vecchio stampo. L’elettorato cercava altro e lo ha trovato al di fuori del compromesso di quarant’anni fa mentre il PD attuale invece ne incarna la sostanza. La cosa più triste è che mentre il leader storico dei radicali Marco Pannella sta spostando ancora una volta in avanti le lancette dell’orologio radicale con le sue battaglie sullo stato di diritto, il diritto alla conoscenza, la legalità internazionale sistematicamente violata, i giovani radicali che vorrebbero incarnarne le gesta sono rimasti all’unità laica delle sinistre: più o meno al 1959.

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