Ignazio Marino, molto ruomore per nulla

La commedia shakespeariana è stato il successone dell’estate romana al Globe Theatre, tanto successo da dover prevedere delle repliche per soddisfare tutti gli spettatori.

Così non si può dire della tragicommedia che si svolge in Campidoglio, un teatro a volte surreale ed altre comico, serio mai. Al grido di Daje Roma doveva cambiare tutto, per primo l’approccio con la cittadinanza ormai stanca di vedere sempre le stesse repliche, talmente stanca che nel 2008 davanti alla possibilità di doversi ciucciare un’altra volta la ribollita Rutelli aveva deciso di puntare ad altro, e non essendoci in lizza né Ernesto Nathan e nemmeno il più modesto Luigi Petroselli, si buttava sull’uomo dalla celtica d’oro al collo e poche idee in testa. Purtroppo sappiamo tutti com’è andata a finire: una bufera di neve!

In realtà per gli ingannati le speranze su Ignazio Marino c’erano: alto, faccia bonacciona, parlata non certo romana, ma occhi sereni e natali fuori dalla politica. Qualche avvisaglia per chi ne conosceva le gesta precedenti in realtà c’era, ma tant’è, in momenti di crisi, come disse un attore hollywoodiano al collega interprete dell’inquilino della Casa Bianca: “Le persone vogliono una guida. E sono così assetate che strisciano nel deserto verso un miraggio, e quando scoprono che non c’è acqua bevono la sabbia”. Smettiamola con teatro e cinema e passiamo alla realtà. Da quando Ignazio Marino è diventato sindaco di Roma non è cambiato nulla se non in peggio. Sfido chiunque a dire il contrario. Roma aveva un buco di bilancio, e quel buco resta. I trasporti pubblici erano quasi al capolinea, ora ci sono. La pulizia della città lasciava sgomenti ed è peggiorata. Per quanto riguarda servizi alla cittadinanza e manutenzione delle strade ci ha pensato Bernardo Bertolucci con un video di pochi minuti che ha risolto il problema per pochi privilegiati che vivono nei rioni ricchi, ultimamente militarizzati per le pedonalizzazioni. Per tutti gli altri è la morte civile!

Aumenta tutto: dai parcheggi alle ztl, dalle tasse ai servizi, peggioramento della qualità complessiva dell’offerta di cultura e sociale. La creazione di due città separate e nettamente distinte come mai era stato prima: quartieri ricchi e centrali a cui si dedicano la quasi totalità delle risorse rimaste e ghettizzazione delle periferie quali corpi estranei a questa amministrazione: l’allargamento ed inasprimento della ztl senza un trasporto pubblico decente sono il muro con sentinelle elettroniche. Dipendenti logorati e stressati da un continuo braccio di ferro sulla loro pelle e quella delle loro famiglie -e non parliamo solo dei 24.000 dipendenti capitolini- e rassegnazione negli occhi dei romani che hanno perso nuovamente la possibilità di essere quella Capitale Europea che da tutti i candidati vincenti era stata promessa. Si direbbe “game over”, se non fosse per quelli che gli affari con ogni clima e in ogni congiutura continuano indisturbati a farli.

E’ qui che cade questa amministrazione: doveva essere l’amministrazione che difendeva i cittadini dai poteri forti e consolidati della Città Eterna senza abbassarsi ai vizi della politica passata, nel primo caso tutto è restato nelle stesse condizioni, anche se Ignazio Marino si appropria di un ruolo da protagonista che non ha avuto con l’affare Cerroni, mentre i vizi, beh! basta vedere assunzioni, consulenze ed altro per capire che la tiritera è quella di sempre. Ci torna in mente quel cartello appeso ad una manifestazione contro l’ennesimo rischio di tagli: Robin Hood al contrario, toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Ammettiamolo Ignazio Marino, hai sbagliato tutto, ma puoi ancora recuperare. Chi ti sta consigliando in questa avventura ha aperto un crepaccio di credibilità che sarà difficile sanare. Butta al Tevere collaboratori, politici e consulenti d’immagine che ti affiancano, prenditi del tempo per scegliere un modo diverso di affrontare la crisi e riparti da zero per un’altra strada: a volte la testardaggine non è coerenza, ma stoltezza.

SenzaBarcode Redazione

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