Stamina. Il Patto di Solidarietà contro la “logica del rifiuto”

Belleri insiste: «A Brescia non si può somministrare la terapia Stamina». 15 Associazioni unite contro  «logica del rifiuto»

Nella costante logica della libertà di pensiero ed espressione di SenzaBarcode, che impone come unico divieto la mancanza di rispetto per la morale e la dignità umana, riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Movimento Vite Sospese. Nella speranza di ospitare presto chi vuole mettere i nostri lettori a conoscenza delle proprie visione e delle motivazioni.

Comunicato stampa: «Stiamo facendo apposite verifiche per capire se all’interno della nostra azienda ci siano altri medici disponibili, ma al momento non ce ne sono: oggi l’ospedale è nell’impossibilità tecnica di attuare la metodica Stamina». Lo ha detto Ezio Belleri, da poco diventato direttore generale degli Spedali civili di Brescia con riferimento alle quali dovrà essere sottoposto, il 5 maggio, il piccolo Gioele. E alla famiglia del bambino che ha minacciato di recarsi in ospedale accompagnata dai carabinieri per far rispettare la sentenza del giudice che ha imposto le infusioni entro il 5 maggio, ha risposto che un medico non può essere costretto a somministrare cure che ritiene di non dover fare.

Il Patto di Solidarietà, che è nato nelle scorse settimane, riunisce una quindicina di associazioni e lotta per difendere i diritti dei malati, mette in guardia Belleri e gli Spedali di Brescia dal portare avanti la «logica del rifiuto». Già 15 persone sono morte in attesa della cura Stamina, non aspetteremo che questo accada a tante altre. I medici che adesso rifiutano di curare i bambini e i pazienti gravissimi ne risponderanno più avanti in Tribunale. Belleri – che ha anche precisato che il suo ospedale è sempre stato aperto a tutti i pazienti, dimenticando le migliaia di persone che per poter accedere alle cure ha dovuto rivolgersi ai giudici e la spropositata quantità di euro che lo stesso ospedale sta spendendo ancora in avvocati per i ricorsi contro le sentenze dei giudici (è apertura questa?) – sappia che siamo pronti a denunciare lui e tutti gli altri medici che si stanno rendendo responsabili di un vero e proprio genocidio. Siamo disposti a difendere i diritti dei malati in tutte le sedi di giustizia, in Italia e all’estero.

La raccolta firme
E proprio per difendere l’accesso alle cure compassionevoli, è stata avviata in tutti i Comuni d’Italia una raccolta firme per avviare una Proposta di Legge a tutela di questa possibilità prevista dal decreto Fazio Turco del 2006. Invitiamo tutti i cittadini, i malati e le loro famiglie a recarsi nei propri Comuni e firmare. Oppure di farlo nei banchetti e durante le iniziative che stiamo organizzando in diverse città d’Italia.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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