Vujadin Boskov, addio all’ultimo saggio del mondo del calcio

Tra serio e faceto, tra filosofia e saggezza: ci ha lasciati Vujadin Boskov, leggendario tecnico famoso per le sue vere e proprie “perle di saggezza”.

Nel calcio c’è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.

L’allenatore. Un ruolo da martire, da capro espiatorio. Quando la squadra vince il merito se lo prendono quasi esclusivamente i campioni che scendono in campo, quelli che parano i rigori, quelli che segnano all’ultimo secondo, quelli del passaggio decisivo. Quando la squadra perde, invece, è lui il primo ad essere accusato, è il primo a vedersi puntate le dita dei tifosi, dei presidenti, dei dirigenti. Lui, Vujadin Boskov, è però riuscito ad essere grande anche nella sconfitta.

Partita finisce quando arbitro fischia.

Le sue famose “frasi”, tanto banali quanto veritiere e limpide, sono rimaste scolpite nella storia del calcio italiano, facendoci capire che, forse, il calcio è un gioco molto più semplice di quel che pensiamo. Nel corso degli anni le tattiche hanno preso il posto della tecnica, il catenaccio ha sempre più spodestato la spettacolarità, almeno all’interno della cornice calcistica italiana. Vujadin Boskov ha dimostrato, come in un teorema, che il calcio è una materia molto più semplice di come ci viene insegnata.

Se mettessi in fila tutte le panchine che ho occupato, potrei camminare chilometri senza toccare terra.

La carriera di Vujadin Boskov è stata duratura e ricca di esperienze, nonostante un palmarès forse striminzito in relazione alla quantità di panchine allenate: dal 1964 al 2001, infatti, Boskov ha allenato ben 16 squadre, rimanendo spesso ancorato al proprio posto per almeno due anni. In Spagna ha vinto una Liga e due Coppe Nazionali con il Real Madrid, mentre in Italia ha trionfato sulla panchina della Sampdoria, aggiudicandosi non solo due Coppe Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana e una Coppa delle Coppe, ma anche la Panchina d’argento per la stagione 1990-1991.

Se uomo ama donna più di birra ghiacciata davanti a televisione con finale Champions, forse vero amore, ma no vero uomo.

Vujadin Boskov ci ha lasciati all’età di 82 anni dopo una lunga malattia, per uno tra i signori del calcio più amati, citati e celebrati della storia del pallone italiota, il quale dovrebbe recuperare un po’ di umiltà e di franchezza, a discapito di quell’arroganza e di quella supponenza che sta dilagando tra le nuove leve del nostro campionato.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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