Legge sull’eutanasia: questione di etica o di ostruzionismo?

Legge sull’eutanasia. A parole si esprimono tutti, ma nei fatti nessuno pare volersene occupare. Fine vita e testamento biologico non sono una priorità.

In Italia una legge sull’eutanasia al momento non esiste. Sembra non esistere nemmeno la parola, che forse spaventa e disorienta lettori comuni, cittadini, politici. Perché si tratta di una questione etica spinosa, senza dubbio. Che magari è meglio lasciare nell’ombra, fare finta che non esista, come tante altre questioni difficili e impellenti della società italiana. Eppure, come per tutte le questioni etiche, sarebbe giusto parlarne, discuterne, elaborarne insieme ai cittadini i contenuti. Invece al fine vita, al testamento biologico, alla possibilità di una legge sull’eutanasia è meglio non dare peso. La proposta di iniziativa popolare depositata a settembre del 2013 rimane nel cassetto. Questa proposta non è nemmeno stata assegnata a una commissione.

L’eutanasia volontaria e il testamento biologico sono argomenti che si ripropongono spesso solo a causa di vicende di grande rilevanza mediatica. Basta ricordare il caso Welby e la vicenda di Eluana Englaro. Una legge sull’eutanasia regolamenterebbe la possibilità di scegliere liberamente, nella piena facoltà di intendere e di volere, l’interruzione-vita nel caso in cui la qualità della vita personale fosse permanentemente compromessa. Ad oggi si registrano tra i malati quasi duemila suicidi, compresi i tentativi. E, molto spesso, si sceglie di andare a morire all’estero. Dove è legale. Gli italiani che vanno all’estero e non ne fanno più ritorno sono quasi tre al mese, come dichiara Exit Italia, Associazione per il diritto a una morte dignitosa. Carlo Troilo, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni sempre in prima linea, denuncia il silenzio sconcertante riguardo alla proposta di legge sull’eutanasia depositata in parlamento. Scrive una lettera aperta sull’Espresso che inizia così:

Caro Direttore,
martedì18 marzo – decimo anniversario del suicidio di mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, che avrebbe voluto l’eutanasia – ho iniziato uno sciopero dalla fame per sollecitare il Parlamento ad esaminare la proposta di legge sull’eutanasia presentata con quasi 70mila firme di cittadini/elettori…

Nella lettera Carlo Troilo ricorda l’intervento di Napolitano (leggi articolo precedente su SenzaBarcode), elenca tutte le adesioni ricevute e chiama in causa alcuni parlamentari tra cui gli antagonisti di Renzi: Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Matteo Orfini e Stefano Fassina definendoli ironicamente “fautori del nuovismo e della intransigenza rivoluzionaria”. La lettera conclude:

chi impedisce a tutti questi politici di dire la loro, di promuovere essi stessi il dibattito in Parlamento, di presentare disegni di legge sulle scelte di fine vita? […] Perché tacciono? Per pigrizia, per opportunismo, per paura di rischiare? E se leggono “Avvenire”, il giornale dei Vescovi, non sentono l’impulso di reagire alla quotidiana aggressione degli ultrà clericali che trattano da nazisti i sostenitori della eutanasia, come hanno trattato da “carnefice e boia” Beppino Englaro?

Pippo Civati risponde:

Non si venga a chiedere a me perché il Pd non parla di fine vita. Io l’argomento l’avevo affrontato in lungo e in largo da candidato alle primarie, la mia mozione lo testimonia. Il congresso però l’ha vinto Renzi. E adesso è chiaro che con le larghe intese un tema così non si riesce ad affrontare: il contesto impone molta timidezza su questo genere di argomenti.

Gianni Cuperlo apre ai 5Stelle:

sono convinto che una legge saggia sul fine vita sia una necessità e un obbligo. Credo anche che questo Parlamento sia in condizione di farla: le grandi conquiste civili si sono fatte e si possono fare con maggioranze trasversali rispetto a quelle che reggono il governo. Penso per esempio ai 5 Stelle.

Il senatore Nicola Morra M5S è inequivocabile: “Disponibilissimi a parlare di fine vita […]. Non è la primissima cosa da fare, ma sul fine vita ci potrebbero essere maggioranze trasversali”.

Ci si schiera apertamente a favore di una legge sull’eutanasia. Sulla necessità che almeno si cominci un dibattito serio in sede parlamentare nessuno sembra avere dubbi. A parole si esprimono tutti, ma nei fatti nessuno pare volersene occupare. Si preferisce rimpallare la responsabilità al governo. Si è scettici sulla possibilità che una legge sull’eutanasia possa essere considerata prioritaria in questo momento. Eppure lo è. Eppure la maggioranza in parlamento potrebbe esserci, eppure i cittadini la chiedono.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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