Centrale Enel di Porto Tolle, condanna in primo grado per i vertici

Cantrale Enel di Porto Tolle, gli ex vertici dell’Enel condannati per aver commesso reati ambientali. Tatò e Scaroni condannati a 3 anni per disastro ambientale doloso.

La Centrale Enel di Porto Tolle è stata costruita negli anni ’80 e inizialmente, come molte altre aziende in quegli anni, utilizzava gasolio e zolfo come combustibili, sostanze che una volta utilizzate venivano espulse in atmosfera sotto forma di gas.

L’accusa della PM Manuela Fasolato si basava proprio su questi scarichi, che, sempre secondo il pubblico ministero e le perizie di parte, avrebbero provocato un inquinamento ambientale nella zona del Delta del Po, quantificabile in 3,6 miliardi di euro, nonché un aumento delle patologie respiratorie direttamente connesse con l’attività svolta dalla Centrale Enel di Porto Tolle.

Il Tribunale di Rovigo, ha condannato gli ex Ad Enel, Tatò – dal 1996 al 2002 – e Scaroni – dal 2002 al 2005- “per aver messo in atto condotte che mettono in pericolo la comunità”, assolvendo invece i due imputati dalle accuse di omesse cautele, reato che avrebbe portato l’attuale AD di Eni, Scarone, ed il suo predecessore all’Enel, Tatò, all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Oltre alla condanna per disastro ambientale a carico dalla Centrale Enel di Porto Tolle, i due ex vertici della società sono stati condannati dal Giudice al pagamento di un risarcimento delle parti civili, rappresentate dal WWF, Greenpeace, Italia Nostra, Ministero dell’ambiente e della salute, la Provincia di Rovigo e altre associazioni comunali e ambientali della zona, quantificato in € 430.000.

Tatò e Scaroni hanno già fatto sapere di voler procedere in appello, sostenendo che la Centrale Enel di Porto Tolle avesse operato secondo gli standard previsti dalla normativa in vigore in quegli anni. Il grado di giudizio successivo darà le dovute risposte.

Per ora possiamo solo dire che questa è una sentenza storica, e che potrebbe aprire, finalmente, la strada a tutte quelle associazioni, ambientaliste e non, che anche in altre regioni d’Italia contestano l’operato dell’Eni.

L’accusa più pesante, quella cioè che dimostrava il nesso tra le emissioni nell’atmosfera della Centrale Enel di Porto Tolle e l’aumento delle patologie respiratorie è però decaduta. Si parla di disastro ambientale doloso, quindi provocato senza colpa, e la consolazione per le associazioni costituite come parti civili è quindi parziale.

Come si può notare anche da dati raccolti in altri territori, e non solo nella zona circostante la Centrale Enel di Porto Tolle,  in cui operano, oltre alle centrali Enel – ora Eni – fabbriche similari, possiamo riscontrare questo casuale aumento delle patologie, respiratorie, cardiovascolari e tumorali. Ovviamente non si può parlare di colpa, non essendoci altre sentenze simili, ma è comunque un’attestazione oggettiva di dati facilmente riscontrabili con una semplice analisi dei registri delle ASL locali.

Confidiamo quindi in un’attenta analisi degli inquirenti che, speriamo sia per l’ENI che per la salute dei cittadini, non potrà far altro che escludere il nesso tra il peggioramento della salute della popolazione che in questi territori vive e le emissioni rilasciate nell’atmosfera.

 

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

Un pensiero riguardo “Centrale Enel di Porto Tolle, condanna in primo grado per i vertici

  • 2 aprile 2014 in 20:30
    Permalink

    Sentenza storica che se confermata in appello e cassazone darà inizio ad un turbillon di cause civili contro questi despoti del profitto a discapito della salute della gente. Le neoplasie comunque se provocate ritornano…….sempre!!!! Bello l’articolo e al momento giusto.

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