Santa Maria della Pietà, Ex Manicomio. Emozioni liberate #sipuòfare

Ex manicomio di Roma, il Santa Maria della Pietà, il luogo dove la società ha compresso le emozioni che non era in grado di gestire. All’ex lavanderia però Si può fare!

Il Santa Maria della Pietà è tante cose, Massimiliano Taggi ce le spiega nell’intervista, ma per me è un luogo fatato, terribilmente macabro, intriso di dolore, sereno, pacifico e bellissimo. L’ex Manicomio di Roma è un complesso di 35 padiglioni, il padiglione 31 è occupato dall’Ex Lavanderia. L’associazione è nata nel 2005, tre mesi dopo l’occupazione del padiglione.

Massimiliano Taggi parla del Santa Maria della Pietà con “familiare rispetto”, quasi come se si trattasse di una stanza della propria abitazione, un luogo dove raccogliere i fiori ma avendo cura di seminarne dei nuovi, come se descrivesse un quadro e raccontasse cosa vi è dietro la collina, ciò che, chi non è di casa, non può sapere. La legge Basaglia ha cercato di liberare dalle oppressione, di ridare dignità alle creature imprigionate nei manicomi, oggetti come forchette od occhiali, divenivano fiaccole in vite buie, ma non vuote. Ora e ancora, l’Associazione Ex lavanderia, lotta per il recupero e la “restituzione” ai cittadini dell’intero complesso del Santa Maria della Pietà, li abbiamo conosciuti quando consegnavano le firme raccolte per la proposta di legge al Campidoglio, con la campagna Si può fare. Adesso la raccolta è per arrivare alla proposta per la Regione.Si può visitare il loro sito per individuare i banchetti ed andare a firmare. Ma l’Associazione è anche un contenitore, quasi infinito, di progetti ed iniziative: la caffetteria Tatawelo, la ciclofficina popolare, il teatro pubblico, le serate dedicate al tango… e via, senza un limite, perché qui non esiste un “programma” eventi, qui si crea quello che la fantasia, la richiesta, le esigenze, il divertimento decide.

Nella mia lunga mattinata al Santa Maria della Pietà con Massimiliano Taggi, ho potuto visitare anche uno sfregio, una ferita profonda, un “peccato”. La distruzione di opere alla libertà! Il padiglione 8, oggi clinica veterinaria, piange una ferita profonda. Sino al 1996, circa, era il padiglione degli artisti, l’intero edificio era dipinto da murales creati proprio dai pazienti. Nei primi anni del 2000 i murales si stavano deteriorando: due erano le scelte, restaurare e affidare ancora il padiglione 8 agli artisti ed alla cultura, creando spazi dedicati alla Città, oppure coprire tutto, violentare i ricordi e soffocare le espressioni.

“Ecco, qui sta la differenza tra noi e loro”

Imperdibile la video intervista, avrete il desiderio di andare subito al Santa Maria della Pietà e firmare per la campagna Si può fare.

[youtube]https://youtu.be/heCDYMnnDC4[/youtube]

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

6 pensieri riguardo “Santa Maria della Pietà, Ex Manicomio. Emozioni liberate #sipuòfare

  • 27 Agosto 2015 in 16:41
    Permalink

    Buongiorno, Massimiliano Taggi afferma che il manicomio era un luogo in cui venivano compresse le emozioni che la società non sapeva gestire, mediante elettroshock e psicofarmaci. Con tutto rispetto, vorrei far sapere a Massimiliano che psicofarmaci ed elettroshock sono le terapie di cura della malattia mentale, che purtroppo è un dato di fatto, esiste e non si può negare. Forse Massimiliano non sa chi è un malato di mente, non conosce la sofferenza provocata dalla psicopatologia, non sa che anche gli oggetti quotidiani più banali, negli episodi acuti possono costituire un serio pericolo per il malato e per gli altri. Non sa che ci sono forme di depressione così severe, nelle quali l’unica terapia che può restituire al malato una qualità della vita dignitosa è proprio l’elettroshock, che si rivela una vera e propria terapia salvavita nei casi di psicopatologie con tendenze suicidarie. No, Massimiliano parla di “emozioni” riferendosi a patologie psichiatriche spesso unite a cerebropatie, ma ne parla solo in riferimento al manicomio pubblico. A rigor di logica, della sua logica, non dovrebbero esistere neanche le cliniche psichiatriche private sovvenzionate dallo Stato, che hanno preso il posto dei manicomi pubblici. Le domande sorgono spontanee: perché non ne fa menzione? Come dovrebbero essere curati i malati di mente e soprattutto dove? Quali luoghi dovrebbero ospitare i disabili mentali cronici alla morte dei loro familiari? Le panchine delle piazze pubbliche e le stazioni, come è accaduto nel 1978 con le dimissioni forzate di pazienti dei manicomi pubblici? Massimiliano, che nel ’78 aveva 12 anni, ricorda quante migliaia di morti e dispersi ci sono state con queste dimissioni forzate? Lui sa quello che gli hanno raccontato gli altri, io lo ricordo in prima persona. Spero che Massimiliano, durante tutta la propria vita, non debba mai lottare contro la malattia mentale di un proprio caro, ma se dovesse accadere, credo che dovrà rivedere in larga parte ciò che ora afferma con tanta sicurezza e allora si renderà conto che la malattia mentale esiste, in tutta la sua drammaticità. Io lo faccio da 40 anni e gli assicuro che non è affatto facile. La legge 180 che declama con tanto orgoglio, ha provocato e sta attualmente provocando decine di migliaia di vittime innocenti, delegando un potere decisionale a chi non è in grado di averlo: può decidere se accettare o meno le cure colui che neanche si rende conto di averne bisogno, perché l’organo deputato a tale compito è proprio quello malato? Caro Massimiliano, un conto sono la filosofia e l’ideologia, un altro è la realtà. Saluti,
    Elena Dobici

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: