Cota Presidente fasullo, nulle le elezioni in Piemonte.

Nel 2010 Roberto Cota vinceva le elezioni regionali grazie ai voti di liste irregolari e di Michele Giovine, condannato a due anni di carcere per aver fatto firme false.

Correva l’anno 2010. E in Piemonte si svolgevano libere elezioni regionali. Il leghista Roberto Cota, sostenuto dal centro-destra, contro la presidente uscente Mercedes Bresso, sostenuta dal centro-sinistra. Vince Roberto Cota con uno scarto di poco più di 9000 voti. All’indomani delle elezioni, cioè il 30 marzo, Mercedes Bresso annuncia il ricorso al TAR per irregolarità di quattro liste in sostegno di Cota pari a circa 76.000 voti. In particolare al Partito Pensionati, capolista Michele Giovine, che porta circa 27000 voti a Cota, viene contestata addirittura la falsificazione di firme per la presentazione della lista. Il ricorso viene depositato a maggio e nel frattempo Cota si insedia come Presidente della Regione Piemonte. Già allora la Lega Nord e il neo-presidente inveivano contro presunti tentativi di golpe e di sovvertimento di decisioni popolari da parte dei comunisti e delle toghe rosse. In realtà il TAR Piemonte non accetta in toto le richieste di Mercedes Bresso anzi rifiuta alcuni ricorsi, ma dichiara illegale la presentazione di due liste e dispone dunque il riconteggio delle schede. Ma nel frattempo Roberto Cota presenta un contro-ricorso al Consiglio di Stato in cui si chiede la sospensione del riconteggio e l’annullamento delle decisioni del TAR Piemonte. Il Consiglio di Stato accetta il contro-ricorso. La guerra in tribunale però continua. Nell’ottobre 2011 la Corte Costituzionale si pronuncia rispetto alle decisioni del Consiglio di Stato e rinvia il caso Partito Pensionati alla giustizia civile ordinaria. Nel frattempo Michele Giovine (consigliere regionale) finisce nel registro degli indagati della Procura di Torino per tale vicenda e il processo si conclude in Cassazione con la sua condanna a due anni e otto mesi. A questo punto i legali di Bresso tornano all’attacco e chiedono al TAR Piemonte che riapra la questione sull’illegittimità delle elezioni.

Il 10 gennaio 2014 il TAR ha accolto il ricorso Bresso annullando di fatto il risultato elettorale del 2010. Il Presidente Cota è il rappresentante di un governo non eletto nel rispetto delle regole. Le reazioni a questa decisione non si sono fatte attendere. Secondo Roberto Cota:

I tribunali hanno formato una scheda elettorale ammettendo determinate liste, i cittadini hanno votato mettendo la croce nel riquadro e quindi io ho vinto regolarmente le elezioni. Al limite è stato un errore fatto dai tribunali che hanno ammesso alcune liste, ma i nostri sono voti veri. Anche a voler sottrarre con un’operazione assurda i voti alla lista irregolare, che poi non si possono sottrarre perché sono stati dati al presidente, comunque sarei in vantaggio di 6000 preferenze. Non ho altra definizione se non quella di golpe. Annullare le elezioni dopo quattro anni è una cosa inconcepibile in un paese civile, ma dall’estero cosa devono pensare? Che qui non c’è certezza di niente. Ma in uno stato di diritto possono accadere cose del genere?

Al termine di una fiaccolata organizzata davanti al Palazzo della Regione a Torino, il giorno dopo la sentenza del TAR, a cui ha partecipato qualche centinaio di persone e esponenti della Lega Nord, il segretario Salvini ha detto:

Il prossimo leghista che toccheranno, non so se sarà a Torino, Milano, Genova, Pordenone, o Vicenza dodici ore dopo, non solo noi ma mille, duemila, diecimila persone, pacifiche ma non tanto, si mobiliteranno e qualcuno cominci ad avere paura, perché la paura fa bene.

Il 22 gennaio la Regione Piemonte ha presentato ancora un nuovo contro-ricorso al Consiglio di Stato, mentre si comincia ormai a pensare alle nuove elezioni imminenti e che potrebbero svolgersi già questa primavera.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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