TAV: la Talpa inizia a scavare, ratificato l’Accordo Italo-francese

Il 12 novembre è arrivata la Talpa in Val di Susa. Si tratta di una fresa scavatrice lunga circa 240 metri e con un diametro di sei metri che perforerà per quasi otto chilometri il massiccio montuoso d’Ambin, al confine tra Italia e Francia.

fresa_galleria_maddalenaDopo due anni di cantiere lo scavo della galleria geognostica è avanzato di soli 200 metri. I lavori per portare a termine il cunicolo esplorativo, che diventerà poi un passaggio di sicurezza della futura linea ad alta velocità Torino-Lione, dovrebbe adesso accelerare. All’inaugurazione nel cantiere della Maddalena erano presenti i sindaci di Torino, di Chambery, di Susa e il Direttore Generale di LTF Rettighieri che ha dichiarato:

“è una festa perché iniziamo a scavare con la fresa. Salvo imprevisti di natura geologica, che dovremmo aver limitato il più possibile, andremo avanti per 10 metri al giorno, anche di più”.

Il sindaco di Torino Piero Fassino, anche lui fiducioso, aggiunge: “gli investimenti infrastrutturali non sono uno spreco, sono il motore dello sviluppo perché creano le condizioni di attrarre investimenti, creare lavoro, velocizzare la mobilità. È nei momenti di crisi che si deve investire”. Anche il Presidente della Regione Cota ha espresso la sua opinione condividendola su facebook: “l’inizio dei lavori della talpa del Tav non dovrebbe essere una notizia in un Paese normale. Avanti con l’opera, parlando il meno possibile”.

Il progetto nazionale TAV Torino-Lione impiegherà i soldi dei contribuenti italiani per un costo complessivo ancora da stimare. Le  opinioni sulle cifre a carico dell’Italia sono discordanti, si va da un minino di 17 miliardi di euro ai 35 miliardi indicati dal Dossier presentato all’Unione Europea nel 2010. Attualmente in cantiere lavorano un centinaio di operai e presidiano quasi 500 militari. L’avvio dei lavori di scavo è dunque un successo, ma non certo in termini di investimento occupazionale e di politica, dato il numero esiguo di lavoratori impiegati e la necessità di “proteggere” un cantiere come se fosse assediato da stragisti e mafiosi. La legittimità dell’opera è molto compromessa su più piani e che sia ormai un processo irreversibile non è affatto detto. Sempre il 12 novembre la Camera  ha ratificato l’Accordo Italia-Francia in  cui al comma tre del primo articolo si specifica chiaramente che: “non ha come oggetto di permettere l’avvio dei lavori definitivi della parte comune italo-francese”. È necessaria l’approvazione di un ulteriore protocollo separato e soprattutto la partecipazione definitiva dell’UE.

Il fronte No Tav non si piega, nonostante i continui atti intimidatori e l’incendio al presidio di Vaie del 2 novembre su cui la procura sta indagando e rilancia con una manifestazione a Susa il 16 novembre. L’appello denuncia il furto di denaro pubblico, la repressione mediatica e politica del movimento, promuove la necessità del lavoro utile e dignitoso per tutti, sostiene investimenti per la sanità, la scuola, per la cura del territorio e si firma No TAV- No Mafie. Le forze dell’ordine difendono quella che sembra essere diventata la Salerno-Reggio Calabria del Nord e i cittadini premono perché la magistratura inizi a indagare con fermezza sugli imprenditori, sul giro di soldi pubblici utilizzati e sui politici eventualmente coinvolti e non solo sulle responsabilità degli attivisti. Come Fassino stesso ha dichiarato, il progetto negli ultimi anni è stato modificato proprio mediante il confronto con le parti avverse. E se in futuro si scoprisse che i NoTav avevano di nuovo ragione?

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Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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