2013: l'anno dell'intolleranza - SenzaBarcode

2013: l’anno dell’intolleranza

razzismoSiamo nel 2013, la scienza riesce a fare cose inimmaginabili, l’uomo riesce a camminare nello spazio e l’Italia festeggia l’anno dell’intolleranza.

Si esternano e si perpetuano dei comportamenti che non verrebbero tollerati neanche tra gli animali.

Gente che insulta altra gente – allo stadio, in parlamento, in piazza- per il colore della pelle;

gente che esulta per la morte di altre persone, perché di origine meridionale;

gente che offende, insulta e aggredisce altre persone ancora, solo perché hanno un orientamento sessuale diverso dal loro;

uomini che aggrediscono, uccidono e abusano di donne, sporcando e sminuendo l’amore, travisandone l’intero significato, e altre donne che giustificano e tollerano questi uomini, dando la colpa magari ad una gonna troppo corta, ad un comportamento troppo “libero”.

L’ultima oscenità è accaduta a Sassari, dove due ragazzi di trentaquattro anni sono stati aggrediti la notte tra sabato e domenica da un gruppo di giovanissimi al grido barbaro di ” noi odiamo i gay e i neri“.

Omofobia, razzismo, intolleranza, queste sono le tre malattie di un Paese che non vuole andare avanti, che odia gli extracomunitari perché incivili, gli omosessuali perché “diversi”, i meridionali perché “fannulloni”.

C’è sempre qualcuno da odiare, qualcuno da insultare, qualcuno che “minaccia” la nostra “libertà” di essere razzisti, omofobi e intolleranti.

I socialnetwork palesano ancora di più questa malattia sociale, i commenti postati sotto i link attraggono molto più la mia attenzione dell’oggetto stesso della discussione, che diventa marginale, un input, una scusa per tirare fuori le frustrazioni quotidiane.

La classe politica attuale rispecchia completamente la società che rappresenta, la maleducazione dei nostri politici è una giustificazione ai comportamenti di tutte le persone comuni, che si sentono autorizzate a lanciar banane ad una donna di colore, se a un onorevole è permesso definirla orango, pensano di poter aggredire gli omosessuali, se un consigliere regionale può definire gli aderenti ad un partito guidato da un omosessuale “sodomiti”, si sentono nel giusto esultando per un incidente stradale che ha visto fra i feriti anche dei bambini, se un esponente politico può definire i meridionali come palle al piede e feccia italiana.

Se uno stato deve istituire un ministero per l’integrazione, promulgare leggi contro l’omofobia, inasprire le pene contro chi fa affermazioni razziste e discriminatorie è uno stato alla deriva, un Paese fallito, un luogo in piena crisi.

E’ una nazione incivile e arretrata, perché non conosce il valore della diversità, la bellezza della libertà, l’odore della tolleranza.

Se esistono barriere mentali che impediscono di vedere che chi si ha di fronte è una persona, prima ancora di essere un nero, un frocio, un terrone o una donna, allora il popolo non merita di essere definito civile, occidentale, sviluppato. 

A chi si è sentito infastidito da questo sfogo vorrei dire:

No, non è una questione di libertà di pensiero, è una questione di essere ignoranti… e abbastanza stronzi!”

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “2013: l’anno dell’intolleranza

  • 1 agosto 2013 in 20:11
    Permalink

    Tutta questa gente che si arroga del diritto di etichettare una pelle dal differente colore o un’etnia non simile alla propria o ancor peggio una discriminazione verso un proprio connazionale solo perchè natio del sud , è la stessa gente che quotidianamente lo prende nel sedere dalle istituzioni e da chi fa i soldi veri sulla fatica altrui. Magari se fossero più attenti al proprio “buco”, non troverebbero il tempo di etichettare gente tranquilla e innocente. Brava Marika.

  • 1 agosto 2013 in 20:11
    Permalink

    Tutta questa gente che si arroga del diritto di etichettare una pelle dal differente colore o un’etnia non simile alla propria o ancor peggio una discriminazione verso un proprio connazionale solo perchè natio del sud , è la stessa gente che quotidianamente lo prende nel sedere dalle istituzioni e da chi fa i soldi veri sulla fatica altrui. Magari se fossero più attenti al proprio “buco”, non troverebbero il tempo di etichettare gente tranquilla e innocente. Brava Marika.

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