Cyberbullismo: il reato del nuovo millennio

Cyberbullismo: il reato del nuovo millennio

imagesCABQDJC9Meno diffuso del tradizionale bullismo, il cyberbullismo è un fenomeno di cui si parla  negli ultimi anni, vede come protagonisti i ragazzi e viene messo in atto attraverso internet, telefoni cellulari o computer.

Il bullo, tramite messaggi, mail, o in chat infastidisce la vittima; la fotografa o filma i momenti in cui essa non desidera essere ripresa e, in molti casi,  invia tutto ad altri per diffamare o minacciare la vittima di turno. Queste ultime, di solito,  sono adolescenti di 12-14 anni, in età scolare che, nella maggior parte dei casi, frequentano la stessa scuola del cyber-persecutore. Il computer, il cellulare, la chat, permettono al bullo di mantenere l’anonimato, di indossare una maschera che difficilmente riuscirà ad essere tolta e punita.

Peter Smith, uno dei più importanti studiosi di bullismo, sostiene che per cyberbullismo si intende “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico, agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi” (2008).

Il cyberbullismo assume diverse connotazioni: la forma più frequente è il flaming che consiste nell’invio on-line di messaggi violenti e volgari finalizzati a provocare battaglie verbali in un forum. Il fenomeno di cyberbullismo è caratterizzato da un aspetto molto singolare, ovvero che la  maggioranza dei reati commessi da questi minori, viene perpetrato  per il tramite del pc scolastico.

La vittima del reato in questione ha diritto al risarcimento del pregiudizio economico subito, del danno biologico, del danno esistenziale e morale. Se il cyberbullo è un minore, della sua condotta risponde in solido anche il genitore, a meno che provi di non aver potuto impedire il fatto. Si tratta di una responsabilità oggettiva per non aver impartito una adeguata educazione, non aver esercitato una vigilanza commisurata all’età e non aver corretto comportamenti inadeguati.

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