Razzismo nel calcio, Mario Balotelli al centro dei cori

Il posticipo della trentasettesima di campionato Milan-Roma è stato interrotto per diversi minuti a causa dei continui buh razzisti indirizzati da alcuni tifosi romanisti a Mario Balotelli, attaccante rossonero. Anche l’annunciatore all’altoparlante ha ammonito i responsabili degli odiosi versi di interromperli immediatamente, pena l’interruzione della partita.

Mi sono sempre chiesta non solo il senso di quel verso, ma proprio dell’essere razzista, del denigrare una persona per una normalissima caratteristica fisica come può essere il colore della pelle. Stando a questo ragionamento totalmente privo di logica, un giorno ci alziamo col piede sinistro e decidiamo di emarginare chi ha gli occhi verdi, anziché castani o viceversa, il naso a patata e non a coltello e viceversa.
Chi stabilisce cosa è normale, cosa è bello e cosa è brutto, cosa va di moda o non lo è?
Mi sembra però inutile parlarne, le persone che vanno allo stadio ad insultare per la carnagione hanno il quoziente intellettivo che va a meno infinito, forse non sanno neanche che significa la parola razzista, forse non sanno neanche che significa fare buh.

Forse sono gli stessi che vanno a bombardarsi la pelle di raggi ultravioletti per tentare lontanamente di assomigliare alle persone da loro insultate, col risultato che non solo non assomigliano per niente a costoro, ma assumono l’aspetto di wurstel raggrinziti dopo un bel giro sulla piastra rovente.
Alla fine sono solo dei poveri idioti che hanno trovato la parolina magica e proibita -come quando all’asilo ti insultano se hai un cognome buffo o impari a dire le prime parolacce proibite da mamma e papà- che consente loro di far parlare di sé, di finire sui giornali, di avere il minuto di “gloria” nell’immenso piattume che è la loro vita.

Detto questo: cinquant’anni fa i neri non potevano salire sullo stesso autobus dei bianchi.
Oggi un uomo di colore è al vertice del mondo.
Che succederà tra quaranta cinquanta anni di quei buh? Saremmo forse noi dall’altra parte della barricata?
Diceva il Manzoni: ai posteri, in questo caso, penso proprio di colore, l’ardua sentenza.

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