Da Marinella a Bocca di Rosa, prostituzione di strada ed Escort di lusso

La prostituzione il più delle volte viene imposta ed è un’attività gestita da aguzzini dei quali si diventa schiave controllate e sfruttate. Spesso è la terribile realtà che si trovano ad affrontare sfortunate ragazze dell’Est, dell’Africa o del Sud America, beffate da promesse di benessere mai mantenute. E’ difficile uscire dal tunnel della mercificazione del proprio corpo svenduto a bordo strada. I protettori – chiamati “lenoni” – non ammettono ribellioni e se si prova a prenderne le distanze, spesso ci si ritrova ferite a morte.

Da Marinella a Bocca di Rosa, prostitute di strada ed Escort di lusso

Ma la prostituzione può essere anche una scelta autonoma, dettata dalla possibilità di raggiungere con il proprio corpo una condizione di agiatezza che con altri mezzi sarebbe più arduo ottenere.  In Italia il fenomeno cresce, dettato spesso da difficoltà economiche, tasse da pagare, figli da mantenere o anche solo dal desiderio di benessere. Sono sempre di più le  studentesse che decidono di diventare Escort per mantenersi gli studi universitari, indossando la maschera di “accompagnatrici di uomini”. La prostituzione diventa in questo caso un lavoro sporco ma vantaggioso: la comodità di una vita da Escort è dovuta infatti alla possibilità di essere manager di se stesse, scegliere i clienti, stabilire orari e prezzi. Un’accompagnatrice non dipende da nessuno e può smettere  quando vuole.

La Musica, espressione sonora dei moti dell’animo, si presta ad affrontare una varietà infinita di temi sociali, tra cui quello antico ma sempre attuale della prostituzione. Attraverso la voce di grandi interpreti, la tradizione popolare italiana ci ha regalato delle incantevoli storie di donne “dai facili costumi”. Fabrizio De André è senza dubbio uno dei maestri della poesia musicale, capace di dipingere immagini malinconiche e liriche dell’amore pagato, ritratti di fanciulle non più emarginate o peccatrici, ma spesso semplicemente vittime dei pregiudizi.

In La canzone di Marinella egli narra  l’omicidio di una giovane prostituta sussurrandone la morte con delicatezza, rendendo il delitto meno amaro, come se il Fato avesse voluto chiamare a sé l’anima pura della protagonista. Il dramma di un legame insano fra Amore e Morte viene raccontato da De André con le calde parole di un sentimento senza tempo.

La passione non ha bisogno di denaro, ma il sesso può rivelarsi una fonte di guadagno per la quale molte donne scendono a compromessi. Nell’immaginario collettivo le prostitute di “alto bordo” vengono considerate amanti lussuriose – giudizio precipitoso ma molto comune – La decisione di vendere il proprio corpo con gioia è cantata in modo più o meno tacito in un’altra canzone di De André: Bocca di Rosa, in cui una donna bella e solare si concede agli uomini con dignità, regalando il romanticismo di un piacere fugace senza chiedere in cambio la fedeltà.

La prostituzione di strada, fatta di disagio e nella maggior parte dei casi di sfruttamento, vive in una dimensione parallela a quella del “lusso“, in cui la donna è indipendente e padrona delle proprie scelte. Non condivisibili, ma comunque libere.

Un piccolo appunto di cronaca: il reato di sfruttamento della prostituzione è stato introdotto nel 1953, anno in cui avvenne l’omicidio dal quale prese ispirazione De André per la sua Canzone di Marinella: una prostituta sedicenne trovata morta sulle rive del fiume Olona.

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