Post Terremoto tra emergenza e criticità

Terremoto, il post tra emergenza e criticità. I Geologi del Lazio fanno il punto a 110 anni dal terremoto più catastrofico avvenuto in Italia, quello di Messina nel 1908.

Il presidente dei Geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, al ritorno dal convegno itinerante “Geologia in movimento”, organizzato dall’Ordine dei Geologi della Sicilia, nelle aree dell’isola in cui si sono registrati gli eventi più tragici della storia sismica d’Italia, ha elaborato alcune riflessioni su come si è evoluto il nostro modo di affrontare questo tipo di eventi.

“Seguire gli interventi tecnici susseguitisi nel corso dell’evento – sottolinea Troncarelli – mi ha consentito  di prendere atto di come si sia modificato, in generale in peggio, l’approccio alle emergenze sismiche in Italia. Partendo dal terremoto del maggio 1976 nel Carso, l’efficienza e la concretezza del “modello Friuli” non si sono più registrate, sia per un appesantimento degli oneri burocratici da pagare anche in tali situazioni, in cui invece occorrerebbe procedere su corsie preferenziali, sia per il carattere e le inclinazioni culturali delle popolazioni colpite negli anni dagli eventi nelle diverse regioni italiane. Tralasciando l’Irpinia del 1980, che è stato forse uno dei più colossali scandali in termini di spreco di denaro pubblico mai registrati nella storia italiana, i principali eventi sismici succedutisi negli ultimi 40 anni quasi sempre hanno visto un dilatarsi dei tempi che sono occorsi per tornare, se è possibile usare tale termine, alla “normalità”.

Fino ad arrivare al sisma dell’Italia centrale

“Sono passati quasi due anni. Sono stati compiuti alcuni buoni passi amministrativi durante la gestione dell’emergenza, ma ancora c’è tanto da fare per restituire una vita normale alla comunità locale – afferma il Presidente Troncarelli. Un percorso complicato, spesso rallentato dalla burocrazia e dalla lentezza della macchina istituzionale, dalla sovrapposizione e stratificazione di norme e di enti preposti ai controlli, ognuno singolarmente legittimo nelle proprie competenze, ma a costituire complessivamente una indisponente melassa (soprattutto per chi è stato costretto a trascorrere il secondo inverno in situazioni logistiche precarie) che rallenta ogni decisione, ogni sopralluogo, ogni progetto, ogni realizzazione”. Non si è ancora chiusa la fase di emergenza e del completamento dei moduli abitativi per gli sfollati del terremoto:

“Fin dalle settimane successive al 24 agosto si è lavorato per garantire sistemazioni di lungo periodo ai cittadini con casa inagibile o in zona rossa nei comuni maggiormente colpiti attraverso la realizzazione di SAE, Soluzioni abitative in emergenza – continua Troncarelli -. Ebbene, nel Lazio, stando ai dati della Regione, ad oggi non sono ancora state consegnate tutte le SAE. Per non parlare delle criticità legate alle macerie da rimuovere: “Nonostante i rassicuranti annunci della politica nelle ore seguenti il sisma, in Italia centrale ad oggi circa il 70% delle macerie sarebbe ancora da sgomberare, senza considerare tutte le demolizioni da eseguirsi a carico degli edifici in piedi ma non più agibili. Appena 728mila tonnellate quelle smaltite su 2,3 milioni stimate – dice amareggiato il Presidente dei Geologi del Lazio -.

Insomma c’è ancora tanto da fare, come tanto c’è da fare nel campo della sensibilizzazione collettiva e della consapevolezza del georischio sismico che – conclude Roberto Troncarelli – deve tornare al centro dei programma istituzionali, insieme alla cultura della prevenzione.

In questo quadro, non finirò mai di sottolinearlo, la figura del geologo è e sarà sempre fondamentale”

“D’altra parte, quello in cui siamo andati sempre migliorando, invece, – aggiunge Tiziana Guida, vicepresidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio – è il sistema della protezione civile, che interviene ormai in modo sempre più efficiente ed efficace, nel soccorso in emergenza della popolazione. Possiamo senz’altro dire che la nostra è una delle migliori Protezioni civili al mondo, che coinvolge tutta l’organizzazione dello Stato, dai Ministeri al più piccolo Comune, e anche la società civile, attraverso le organizzazioni di volontariato. Questo si è reso necessario considerando che quasi ogni area del nostro Paese presenta qualche tipo di rischio, e pertanto è necessario avere un sistema che assicuri, in ogni area, la presenza di risorse umane, mezzi e capacità operative e decisionali in grado di intervenire, in tempi brevissimi in caso di calamità, ma anche di operare con continuità nella previsione e prevenzione degli eventi calamitosi”.

SenzaBarcode Redazione

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