Uova di cioccolata, immancabili a Pasqua

L’uovo, in diverse culture antiche, era visto come simbolo stesso della vita: nella mitologia egizia, ad esempio, il dio Amon era talvolta raffigurato come un’oca, che avrebbe deposto l’uovo primordiale da cui si sarebbe generata la vita.

Nella mitologia cinese, in principio la materia era raccolta in un uovo cosmico, che poi sarebbe stato rotto dal primo essere vivente, Pangu. Nell’induismo si narra che in principio esistesse un uovo primordiale, detto Hiranyagarbha, che una volta schiusosi generò dalla sua parte superiore, fatta d’oro, il cielo e da quella inferiore, fatta d’argento, la Terra. Per citare culture più affini a noi, nei miti orfici Chronos ed Ananke, Tempo e Necessità, depongono un uovo primordiale da cui nasce Phanes, divinità generatrice della vita. Il celebre commediografo greco Aristofane, ne Gli Uccelli, racconta come da un uovo deposto dalla dea Nyx, la Notte, sia nato Eros.

Erodoto ed Ovidio menzionano il mito della fenice, che muore bruciando per poi rinascere eternamente da un uovo. Infine, ma senza alcuna pretesa di completezza, Plinio il Vecchio ci dice che, presso i celti, l’uovo di serpente era considerato segno di buon auspicio e la dea Sirona, dea delle messi, veniva spesso raffigurata con una cesta contenente uova.

Insomma, è chiaro che, da migliaia di anni, l’uovo è visto come simbolo stesso di vita e di rinascita, motivo per il quale farne oggetto di dono è considerato di buon auspicio: tale tradizione, non a caso, ci risulta già radicata nell’Impero Persiano, dove è attestato lo scambio di uova gallina all’inizio della stagione primaverile.

Pare che lo scambio di uova fosse ben radicato anche in Egitto ed in Grecia, dove talvolta veniva decorato a mano

Nell’antica Roma, sembra che l’uovo fosse strettamente legato ai culti riguardanti la dea Cerere, dea delle messi e del raccolto, anche in questo caso a simboleggiare la rinascita primaverile ed il raccolto dopo l’inverno.

Logicamente, il concetto di rinascita e di nuova vita si sposa in maniera pressoché perfetta con la Pasqua cristiana, che come sappiamo celebra la resurrezione di Gesù. Fu così che, sembra inizialmente nelle comunità cristiane della Mesopotamia, la Pasqua veniva celebrata mediante lo scambio di uova di gallina, spesso colorate di rosso a simboleggiare il sangue di Cristo. Tale tradizione si diffuse poi nel Medioevo anche in Europa: negli strati più umili della popolazione era uso scambiarsi semplici uova di gallina, decorate oppure bollite assieme a foglie o fiori, altro simbolo primaverile.

La nobiltà ovviamente si scambiava uova rivestite o addirittura direttamente fabbricate in oro, argento o comunque metalli preziosi, tradizione resa un’arte molti secoli dopo dal celebre orafo Peter Carl Fabergé, alla corte dello zar Alessandro III.

Per quanto riguarda le uova di cioccolata, il cacao venne importato per la prima volta dalle Americhe nei primi anni del ‘500 ed impiegò un po’ di tempo prima di essere apprezzato su larga scala

Sembra che il primo uovo di cioccolato in assoluto sia stato commissionato nei primi anni del ‘700 dal Re Sole, Luigi XIV di Borbone, che però incaricò lo chef di corte di rivestire di cioccolata un normale uovo di gallina.

Qualche anno dopo a Torino, nel 1725, la vedova Giambone, proprietaria di una bottega, concepì il processo inverso a quello di Re Luigi, provando cioè (con successo) a riempire di cioccolata dei gusci d’uovo vuoti. Nel 1828 un pasticciere olandese, tale Van Houten, elaborò uno stampo che consentisse di separare efficacemente il cioccolato in modo da creare le due metà di un uovo; nel 1875 un’azienda inglese, Cadbury, iniziò a produrre piccole uova di cioccolato amaro in appositi stampi e, trent’anni dopo, la stessa azienda iniziò a vendere anche cioccolato al latte.

Negli anni ’20 del 1900, infine, sempre a Torino, l’azienda Casa Sartorio perfezionò tutte le tecniche di cui abbiamo parlato, consentendo inoltre che all’interno dell’uovo fossero inseriti dei piccoli oggetti come regali
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Naturalmente, le uova di Pasqua sono affiancate da molti altri dolci, più o meno diffusi: è molto amata naturalmente la colomba, che alcune leggende fanno risalire addirittura al VI secolo d.C., all’epoca dell’invasione longobarda dell’Italia: si narra infatti che la città di Pavia, assediata dalle forze di Re Alboino, offrisse loro in segno di pace un pane dolce a forma di colomba; un’altra leggenda vuole che San Colombano, ricevuto nel 612 a pranzo dalla regina longobarda Teodolinda, benedì le cibarie offerte, che per prodigio si trasformarono in soffici pani a forma di colomba.

Quel che è certo è che negli anni ’30 del 1900, a Milano, il direttore della pubblicità dell’azienda Motta, Dino Villani, elaborò un dolce dagli ingredienti simili al panettone, ma a forma di colomba,

Nel sud è invece immancabile la celeberrima pastiera napoletana: in questo caso la leggenda vuole che la sirena Partenope dimorasse nel golfo di Napoli ed ogni primavera uscisse dalle acque per allietare le genti del luogo con il suo canto; in un’occasione, la sua voce fu talmente magnifica che gli abitanti della città le portarono in dono ciò che la loro terra aveva di meglio da offrire, vale a dire grano, farina, uova, ricotta, spezie e fiori d’arancio: Partenope, commossa per i doni, li avrebbe portati come offerta agli dei, che mescolarono il tutto dando vita a questo autentico capolavoro di arte pasticciera.

Ci sarebbero ovviamente molti altri prodotti di cui parlare, sia dolci che non

il casatiello napoletano, la cuzzùpa calabrese, la puddhrica salentina, la scarcella foggiana, la focaccia veneta, la pasimata lucchese, la schiacciata toscana, la pizza di Pasqua diffusissima nel centro Italia, la zambela romagnola, la pinza triestina, la ciambella marchigiana e molti altri che sicuramente dimentico. Ma come detto c’è un solo grande re della tavola pasquale e questo è l’immancabile uovo di cioccolata.

Ascolta Che Pasqua sarebbe senza uova di cioccolato?

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio Senzabarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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