Conversazione con Paolo Ciani capogruppo DEMOS  al consiglio regionale del Lazio. “Iniziare fase due per disabili e caregiver… dopo interruzioni dei servizi di assistenza domiciliare”. 

Nella nostra solitudine, in questa sorta di limbo e detenzione sanitaria c’è chi è più solo. C’è anche chi avrebbe bisogno di spazio, ma non lo può avere. Con Paolo Ciani parliamo di disabili e caregiver che da oltre un mese non hanno più nessun tipo di assistenza domiciliare. Non dimentichiamo i detenuti, costretti in luoghi sovraffollati dove la distanza sociale è un’utopia.

“Quando parliamo di fase due dobbiamo tenere conto di quello che è accaduto prima. Quindi, purtroppo, del fatto che da più di un mese tutti i servizi che raggiungevano le persone disabili, fossero essi adulti, bambini o anziani, si sono interrotti a causa della pandemia”. Così Ciani nello spiegare le motivazioni che lo spingono a parlare di questa nuova fase.

“Questa situazione di emergenza ha aumentato isolamento sociale e solitudine soprattutto tra chi ha in famiglia un disabile, bambino, adulto o anziano che sia…”

Chiedo, a me stessa e al consigliere, se ci fosse stata la possibilità “prima” di tutelare queste persone, per farci trovare meno imprepararti dopo:

“Penso di si… innanzi tutto con una vicinanza direi anche solo telefonica. Sntire le persone, spiegare l’emergenzialità del momento … anche, banalmente, dire stiamo provando ad organizzarci…”

 “E poi di capire, e questo per me è un punto cruciale della fase due, capire insieme agli utenti, alla luce di questa situazione eccezionale, quali sono gli interventi importanti da fare…”

Nel Player a fondo pagina intervista completa per la WebRadio SenzaBarcode.

Parlando di carceri e condizione dei detenuti, e personale penitenziario, nel Lazio, il vicepresidente della Commissione Sanità e Affari Sociali alla Pisana risponde:

“… il primo tema sociale di questa emergenza Covid-19 è stata la rivolta delle Carceri… In quelle rivolte ci sono stati morti, feriti e molta devastazione… Il Carcere soffre quotidianamente del sovraffollamento e di situazioni difficili. In un momento di preoccupazione come quello della pandemia… c’è stato un momento di grande fragilità…”.

Bene ricordare che una delle prime disposizioni che è stata assunta all’interno delle carceri è stato il divieto dei colloqui e visite con i parenti. Senza mettere a disposizione altri sistemi, quali ad esempio le videochiamate. Un completo isolamento dal mondo esterno pur accatastando le persone.

Questo in pieno contrasto con quello che succedeva, e succede, nel mondo esterno. Se noi dobbiamo stare, muniti di dispositivi di protezione individuale, a più di un metro di distanza, ai detenuti viene impedito qualsiasi contatto con l’esterno, ma costretti a restare all’interno dell’Istituto senza DPI e senza distanze di sicurezza .

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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