Sisma, due anni fa la scossa che ha devastato le Marche

Il 30 ottobre 2016, per i marchigiani è una data indelebile, il giorno in cui un sisma di magnitudo 6.5 ha spazzato via la quotidianità di interi paesi.

Ore 7.40 di domenica 30 ottobre 2016, entroterra marchigiano. In un territorio già provato da due violente scosse di terremoto, del 24 agosto e del 26 ottobre, accade qualcosa che non avveniva dall’anno mille. Un sisma di magnitudo 6.5 sveglia una popolazione già sfinita e provata. Le case tremano e sussultano. La sensazione è che a breve collassino su se stesse. Sono attimi eterni, secondi in cui cambia tutto, in cui una terra che vive di turismo, enogastronomia, agricoltura e pascoli, perde completamente la sua identità. Un sisma violento che per fortuna non ha fatto vittime, dato il numero considerevole di sfollati che già erano stati evacuati dalle loro abitazioni per via delle prime due scosse. Nessuna vittima quindi, nell’immediato, ma in questi due anni, diversi marchigiani hanno deciso di togliersi la vita, o sono morti di crepacuore per aver perso la loro casa, la loro attività. Stalle, bestiame.

Parliamo di piccoli centri, spesso arroccati su alte colline, o immersi nel parco nazionale dei Monti Sibillini

Quei monti che sono meta di molti escursionisti, catturati dalla bellezza delle Lame Rosse, del Lago di Pilato. Suggestionati dall’oscura leggenda della Sibilla. Tanti sentieri stupendi, che per mesi sono stati chiusi a causa degli smottamenti e delle frane causati dal sisma. Quel 30 ottobre 2016, all’improvviso, una domenica soleggiata e tranquilla si è trasformata in un incubo per migliaia di persone, costrette a fuggire dalle loro case in fretta e furia, raccogliendo pochi effetti personali. Anche paesi grandi come San Severino Marche, Camerino e Tolentino hanno subito danni che sono ben visibili ancora oggi, o piccoli gioielli con Castelsantangelo sul Nera, dove, come disse il sindaco, è rimasta solo la polvere.

Sono passati due anni, e cosa è cambiato per i marchigiani da allora?

Niente, o quasi. Molte persone si trovano ancora lontane dal loro paese di origine, in strutture ricettive delle costa, o in appartamenti che hanno affittato autonomamente. Altri alloggiano nelle SAE, i moduli abitativi provvisori, che purtroppo danno già tanti problemi di solidità e di isolamento termico. Nei luoghi colpiti dal sisma del 2016 le invernate sono particolarmente gelide. Nevica copiosamente, e proprio quella neve che prima era una risorsa grazie agli impianti sciistici, oggi è una condanna per chi ha perso tutto. Due anni dopo la parola più usata è ricostruzione. Un miraggio ancora, per la maggior parte dei centri coinvolti, visto che poco o niente è cambiato da quel 30 ottobre. Zone rosse, case inagibili, attività chiuse. Questa è ancora oggi la quotidianità della Regione Marche, immersa in un post sisma che sembra infinito e condannato a scivolare lento nell’oblio.

Giuseppina Gazzella

Classe 1984, marchigiana di nascita, cittadina del mondo per natura. Scrive e canta con la consapevolezza, la voglia e la pretesa di fare meglio ogni giorno, e di crescere sempre, perché sentirsi arrivati equivale all’essere morti.

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