Yemen: sposa bambina morta dissanguata dopo la prima notte di nozze

Ha un sapore surreale la disarmante frequenza con cui si continua a parlare ancora oggi della violenza sulle donne. Rimbalzano di nazione in nazione le grida di bambine violate, mogli prive di diritti e ragazze considerate come animali domestici, da usare e punire al primo segno di disobbedienza nei confronti dell’ autorità maschile.

Yemen: sposa bambina morta dissanguata dopo la prima notte di nozze

In molti paesi islamici la condizione femminile si trova in uno stadio di arretratezza inquietante: rituali di condanna a morte sono generalmente riservati a potenziali adultere, prostitute o ribelli. Dallo Yemen, Stato situato nell’estremità meridionale della Penisola Araba, ci giunge in questi giorni una notizia di violenza infantile difficile anche solo da immaginare: Rawan, una bambina di soli 8 anni, è stata venduta ad un uomo saudita di 40 anni ed è morta per emorragie interne dopo la prima notte di nozze, in una stanza d’albergo. Il marito, al quale Rawan sarebbe stata concessa per 100mila riyal dal patrigno – poco più di 2000 euro –  non è stato nemmeno arrestato. Nella provincia di Hardh, infatti, – area tribale dove viveva la piccola – nessuna legge impedisce di prendere in moglie una ragazza di età inferiore ai 17 anni. Le autorità dello Yemen negano che la bambina sia morta, nonostante la denuncia del giornalista freelance Mohammed Radman : “Credo che i funzionari stiano tentando di seppellire la vicenda” e le conferme del Centro yemenita per i diritti umani, dell‘ Unicef e del Daily Mail. Ma Mosleh Al Azzani, direttore del Dipartimento di Indagini Criminali di Harradh – dove è stato celebrato il matrimonio – ha dichiarato al Gulf News di aver contattato Rawan e il suo patrigno per interrogarli sulla vicenda: “Avevo sentito la notizia. Ho chiamato il padre della bambina. È venuto con sua figlia e ha negato le nozze e il decesso. Ho le foto della bambina che possono mostrare a chiunque”. 

Alla fine degli anni ’90 lo Yemen abrogò la legge secondo cui si vietava il matrimonio con bambine di età inferiore ai 15 anni, motivo per cui non viene nemmeno preso in considerazione il parere delle donne riguardo le unioni forzate e premature. Le conseguenze dei matrimoni infantili sono però drammatiche e spesso devastanti, come nel caso della piccola Rawan. L’unica possibilità per evitare tali violenze fisiche e psicologiche è fuggire dal Paese, decisione presa dall’undicenne Nada-al-Ahdal, che ha denunciato la sua famiglia, raccontando la propria vicenda su Youtube“Piuttosto che contrarre un matrimonio combinato morirei. Molte bambine hanno deciso di gettarsi in mare e ora sono morte”. 

Lo Human Rights Watch afferma che ben il 14%  delle yemenite è costretta a sposarsi prima di aver compiuto 15 anni e il 52% prima dei 18.

Di certo la situazione economico-sociale dello Yemen non è facile, considerando che quasi la metà della popolazione non riesce a sfamarsi: sono infatti aumentati i prezzi di cibo e carburante, che ha costretto molte famiglie a vendere terra e bestiame, a ritirare i bambini da scuola e a costringere tante giovani donne a sposarsi prematuramente. Ma tutto questo non deve e non può giustificare la spirale di violenza che imperversa nelle strade e fra le mura domestiche di tanti Paesi nel mondo. Le crisi umanitarie vengono subite prima di tutto dai bambini. Se la legge non li tutela, quale aiuto possono sperare di invocare?

Gli attivisti chiedono che sia fatta giustizia e che l’assassino e i genitori della sposa bambina paghino per i reati commessi. Ma tutti noi, come esseri umani, seppur nel lontano e “civile” Occidente, dovremmo far sentire la nostra voce, informando gli altri e sensibilizzandoci  alle campagne quotidianamente combattute in difesa dei diritti umani. Le convenzioni sociali possono – e devono! – essere modificate, istruendo le comunità e coinvolgendo i leader internazionali. Dobbiamo creare un muro di solidarietà nei confronti delle vittime dimenticate, che se lasciate sole gridano sottovoce condannando altri innocenti alla stessa sorte.

Troppe notizie svaniscono come polvere nel momento stesso in cui riescono, seppur soffocate, ad uscire dai muri dell’indifferenza. Spesso tutto ciò accade poco distante da noi e nemmeno ce ne rendiamo conto…

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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