DivorzioBreve Ventesimo Giorno

Divorzio breve, la legge desaparecida

Esistono delle proposte di legge che si possono definire a buon diritto fantasma: vengono presentate, stazionano per un po’ di tempo nei cassetti delle commissioni parlamentari, di solito per anni, poi se non c’è nessuno che ne rivendica la paternità, ed hanno assolto al loro compito di spot elettorali, lì muoiono. Alcuni padri, più o meno nobili, ne reclamano la meritata attenzione e la proposta di legge viene discussa nella commissione competente, emendata, spesso stravolta, ed il testo che ne esce, quasi mai simile a quello in entrata, approda in Aula per il primo passaggio. Poi, se tutto va bene, prende la strada in direzione dell’altro ramo del Parlamento per iniziare l’iter, quello vero, quello che forse porterà ad un’approvazione in legge.

Ma ci sono anche le proposte di legge scomode, quelle che chi le presenta le vuole approvate, ma davanti trova il muro dell’indifferenza o del terrore: con chi ci farà litigare?

 
Questo è il destino della proposta di legge sul c.d. “divorzio breve”: proposte assegnate nel 2008 attendono fino al 2010 per essere abbinate ed iniziare l’iter in Commissione giustizia che si conclude con l’approvazione di un testo nel marzo 2012. Il testo così licenziato approda in Aula a maggio per poi finire agli ultimi posti dell’o.d.g. dei lavori d’Aula e sparire del tutto a giugno: Houdini non avrebbe saputo fare di meglio.
Che fine ha fatto la proposta di legge di riforma del divorzio? Desaparecida? Sono quasi mille i sottoscrittori dell’appello rivolto alla Conferenza dei capigruppo della Camera che si domandano il perché non si provveda al più presto al dibattito in Aula per una riforma che coinvolge la vita di migliaia di italiani, i quali attendono una legge che possa avvicinare il nostro Paese alle altre legislazioni europee, evitare procedimenti costosi e lunghi anni di separazione obbligatoria in cui si costituiscono nuove famiglie senza tutele e diritti, nascono figli naturali discriminati dalla legge rispetto a quelli nati nel matrimonio, oltre ad ingolfare inutilmente i tribunali.



 

Ma domandarselo non basta, perché sappiamo qual è la risposta, già ci è stata data da illustri parlamentari, ad esempio la Presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno: la CEI frena, i gruppi parlamentari al loro interno si spaccano, questo a pochi mesi dal voto, e quindi … zac! una manovra alla Houdini e la proposta di legge sparisce dall’ordine dei lavori d’Aula di Montecitorio.

In questo modo, però, si vuole impedire a tutti i deputati di esprimersi con un sì o con un no su una proposta approdata in Aula dopo un parto di compromesso durato ben due anni, e fatta fuori per dare spazio a questioni più “urgenti”. Eppure stiamo parlando di due semplici articoli che si possono votare in poche ore.

A questo punto non mi è restato altro, come Segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve, che intraprendere la solita “trita” azione nonviolenta dello sciopero della fame per consentire al nostro Parlamento di fare il proprio dovere: dibattere sulle proposte di legge che interessano milioni di italiani.

Sono oltre 200 le adesioni allo sciopero della fame iniziato per la calendarizzazione in Aula delL'articolo su Gente
testo, ed a seguito di questa azione nonviolenta abbiamo ottenuto che la questione non sparisse dall’informazione, ma che se ne parlasse il più diffusamente possibile: “La Repubblica”, “il Corriere della Sera”, “Il Giornale”, “il Quotidiano Nazionale”, “Libero” ed
altri quotidiani hanno dato spazio a questo scandalo; RAI 3 ne ha dato informazione durante “Linea Notte”; settimanali come “Gente” o “L’Espresso” e tra poco “Il Salvagente”, a grande diffusione – circa 3 milioni di potenziali lettori – ci hanno concesso spazio ed altri ne arriveranno; Radio locali o nazionali, ad esempio Radio Latte e Miele o Radio Radicale ne stanno parlando.

Grazie a quest’azione si sono dovuti esprimere autorevoli deputati: dalla citata Bongiorno alla Binetti, che pur essendo su posizioni diverse da chi scrive, lamenta la scomparsa dei temi c.d. etici dal dibattito parlamentare. Prossimo passo sarà chiedere l’adesione alla lotta nonviolenta da parte del maggior numero di parlamentari possibile perché siano loro stessi a chiedere ai loro capigruppo di far esercitare loro il mandato per cui sono stati eletti. 

Intanto, per chi ne volesse sapere di più, si può leggere tutto su: www.divorziobreve.it

Di Diego Sabatinelli
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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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