Vita di una trentaduenne SenzaBarcode

Eccomi qui, una trentaduenne quasi allo sbando. Manco da Senzabarcode da tanto lo so, ma tra me e voi c’è stata la fuga da Roma, l’apertura e la relativa chiusura di un locale commerciale, storie, amicizie e rapporti naufragati.

Ho lasciato nei porti sicuri solo la pesantezza di un’ancora che mi avevano legato al collo. Ora resta solo una me, ormai trentaduenne, distrutta e che sta provando a ricostruirsi. Senza lavoro, con una laurea inutile in mano – perché sì, ancora adesso il ministero dell’istruzione non ha riconosciuto la laurea in progettazione e gestione dei sistemi turistici- indecisa se ripartire dalla sua -ora un po’ meno mia- Calabria.

Sono molto più disillusa, meno idealista e comunista e più anarchica e irriverente di un tempo

Concentrata sulla ricerca di un lavoro che non si trova, perché in Italia gli unici ruoli da ricoprire per una trentaduenne sono in un call center o in un’agenzia immobiliare. Ho superato di due anni il limite imposto in molti annunci. In compenso mi sono iscritta in palestra e messa a dieta, provo a depurare me stessa, rincorrendo il sonno e i sogni in notti che durano molto più di ciò che la gente normale immagina.

Non riconosco più il mio volto, né il mio valore, nonostante chi mi ami (davvero) continui a lottare con me e per me.
Sì perché dopo 32 anni da Xena, principessa guerriera, le ferite non si rimarginano più, le cicatrici fanno prurito e le somme con la vita sognata e desiderata non tornano più.

Si inizia ad assistere ad un numero infinito di matrimoni, sempre da spettatore e da “osservato speciale”, cambiano i vestiti, ma non le domande, gli amici si moltiplicano e vorrebbero vederti come loro.

Ma io sono diversa, e non mi so accontentare di una vita imposta, normale, sociale

Non si può vivere di perfezione, non si può essere impeccabili. Bisogna imparare a chiedere aiuto, a piangere, a lasciarsi cadere. Bisogna imparare anche a stare immobili, a capire che non serve a nulla scalciare contro il vento. Bisogna trasformare la frustrazione in libertà.

La mia libertà è scrivere, Senzabarcode mi è mancato come l’aria, gli articoli da partorire, i vostri commenti, compresi quelli antipatici e ho sentito la mancanza perfino dei comunicati stampa, di quasi tutti.

Vivo di ciò che sono, e forse sarei stata più felice ad essere una trentaduenne come volevate voi!  Ma preferisco la terribile combinaguai che vedo riflessa nello specchio ogni mattina.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d’inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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