Test sugli animali per i cosmetici: L'Europa dice basta.

Stop ai test sugli animali per i cosmetici.

Test sugli animali per i cosmetici, ieri 11 marzo 2013, finalmente, è entrato in vigore il divieto dell’Unione Europea di commercializzare prodotti cosmetici sperimentati sugli animali. Finalmente, perché un po’ tutti ci rendevamo conto dell’inutilità di usare gli animali come oggetti su cui sperimentare i cosmetici, i quali sono lontani dalla sperimentazione scientifica su cui ognuno di noi può avere la sua idea, ma se possiamo risparmiare un’altra sofferenza agli animali ed eliminarli dall’”uso” improprio per qualcosa di cui l’essere umano può fare anche a meno forse finalmente l’Europa, forse, sta cercando piano piano di fare dei piccoli passi in avanti riguardo ad argomenti rimasti per troppo tempo nascosti.

Anche perché si sta mostrando sempre di più, non solo per i cosmetici, la voglia di trovare e usare metodi alternativi di sperimentazione scientifica, infatti, circa 238 milioni di euro tra il 2007 e il 2011 sono stati stanziati per ricercare metodi alternativi. Il concetto di alternativa alla sperimentazione animale risale alla definizione elaborata da Russel e Burch nel 1959 e comunemente definita delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione) Replacement (Rimpiazzamento). Con Raffinamento s’intende il miglioramento delle tecniche sperimentali, compiute pur sempre su animali, in modo da ridurre la loro sofferenza; in alcuni casi, si cerca di usare animali filogeneticamente meno evoluti; con Riduzione s’intende la riduzione del numero di animali usati, o l’aumento d’informazioni ottenute con lo stesso numero di animali; con Rimpiazzamento s’intende la sostituzione dell’animale con l’utilizzo di metodi alternativi.

La stessa Michela Vittoria Brambilla, entusiasta per il risultato ottenuto rispetto ad una questione per cui lei stessa si è battuta molto anche in Parlamento, per esempio, con il testo approvato alla Camera il 1 febbraio 2012 con 380 sì, 20 no e 54 astenuti, che è poi diventato l’art.14 della legge comunitaria per il 2011, messa da parte in Senato per dieci mesi finché non sono state sciolte le Camere, nel quale appunto veniva sottolineato il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione e il divieto di eseguire esperimenti senza anestesia. La Brambilla tiene a rilevare anche il valore che l’opinione pubblica ha avuto in tutta la vicenda, la quale ritiene la sperimentazione animale qualcosa d’inaccettabile. Questo lo ricorda anche la Lav, la Lega Anti Vivisezione, definendo quello di ieri come “un importante traguardo” che festeggerà insieme a tutti i cittadini che hanno sostenuto le loro battaglie a Roma, al Pantheon, che li ha visti più volte riunirsi per combattere per l’antivivisezione.

In realtà, girovagando un po’ su internet si capisce che la questione della sperimentazione preventiva che la legge impone prima di immettere nel commercio un prodotto cosmetico è molto complessa. Le etichette, per esempio, che vediamo sui prodotti definiti, appunto, cruelty-free –non sperimentati sugli animali, si riferiscono esclusivamente al prodotto finito, mentre il problema sono i test che vengono svolti su animali per i singoli ingredienti che compongono il prodotto finito.

Si spera che, quindi, con l’approvazione di questo divieto tutti questi problemi non sorgano più e che si trovi presto un’alternativa almeno in questo campo.

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