Terenzio Traisci: uscire dal teatro felicemente stressati

È possibile metterci di buon umore senza un perché? Nella sua lezione-spettacolo Felicemente stressati, Terenzio Traisci intende dimostrarlo.

Le regole principali sono due: far assumere alla nostra maschera la giusta espressione e al corpo la stessa postura di quando ridiamo di cuore. Inoltre è possibile applicare l’altra semplice regola dello spiazzamento: mandare in corto circuito la nostra parte razionale con qualche input strategico, magari con un paradosso. Il probabile effetto collaterale sarà proprio quello di indurre il buon umore.

Alla nostra mente piace essere ingannata

Siamo particolarmente predisposti ad ogni tipo di manipolazione. La pubblicità, per esempio, sfrutta senza remore il suo potere di generare emozioni attraverso immagini e suoni pur di venderci qualcosa.

Se prendiamo coscienza di certe dinamiche neurologiche questa malleabilità può rivelarsi amica. Il cortisolo di uno stress prolungato intossica l’organismo e indebolisce il nostro sistema immunitario. Invece, far finta di ridere manda in circolo le stesse endorfine del benessere prodotte a seguito di una causa reale. La chiave è tutta qui.. Ogni metodo che contempli questa procedura si rivela tanto semplice quanto davvero potente ed immediato.

Lo spettacolo “Felicemente stressati”

Ieri, 3 giugno, sono stato al Teatro Brancaccino di Roma a vedere la lezione spettacolo Felicemente stressati con Terenzio Traisci.

Volevo testare il suo yoga della risata.

La serata ha inizio con la proiezione di un estratto da Italia’s Got Talent del lontano 2012. Traisci vi partecipò con una performance mimica portando a casa i complimenti dei tre giudici De Filippi, Scotti e Zerbi. Terenzio Traisci ufficializza così un riconoscimento inseguito da tempo.

Da intrattenitore, cerca continuamente il contatto e la complicità con il pubblico. Alterna alcuni giochi interattivi di spiazzamento, con lunghe dissertazioni da cabarettista, strappando applausi e risate anche con giusta causa. Però alcune trovate (la continua richiesta di conferme per alzata di mano) e certe battute suonano un po’ familiari ed è auspicabile che tale somiglianza ad un altro cabarettista, nello specifico a Massimo Bagnato, venga al più presto sovrascritta.

La sensazione è stata quella di partecipare ad un format ancora in rodaggio. Gli scopi e gli ingredienti, dalla cornice del cabaret ai riferimenti alle moderne neuroscienze e del linguaggio non verbale sono di qualità. Le dosi, i ritmi e alcuni aspetti legati alla pratica e all’interazione con il pubblico possono e dovranno essere ottimizzati.

Tre ore, così confezionate, sono sembrate lunghe ed è un peccato. La regola aurea del teatro è di avere sempre il senso dello spettacolo. Una formula mista come questa può superare indenne la soglia delle due ore? Sì. Il suggerimento, da spettatore, è quello di riformulare e ampliare la parte di stage e favorire una maggiore partecipazione del pubblico basata però sulla qualità. Un coinvolgimento che sia quindi meno goliardico e più spiegato. Si può fare.

Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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