Stefano Cucchi: la Sentenza della Corte d’Assise

CucchiIl 5 giugno la Corte d’Assise di Roma ha emesso la Sentenza per la morte di Stefano Cucchi.

Ci sono voluti ben quattro anni per sentenziare che un ragazzo arrestato sei giorni prima – in buone condizioni di salute- per possesso di droga, portato – non si sa per quale motivo- in ospedale, sia morto a causa della malasanità dell’ospedale Pertini di Roma.

Le perizie medico-legali dell’accusa hanno dichiarato che Stefano Cucchi è arrivato in ospedale con vari traumi sul corpo causati da percosse e numerose lesioni provocate dalle guardie carcerarie. Non paghi di questo, una volta giunto in ospedale i medici, questa volta secondo i periti scelti dalla stessa Corte d’Assise, hanno ritenuto giusto lasciar morire il giovane di fame e di sete.

Il primario dell’ospedale incriminato è stato condannato a due anni di reclusione per omicidio colposo, incriminati anche altri quattro medici, condannati però ad un anno e quattro mesi. Tutte le pene sono state sospese con la condizionale. Assolti invece gli infermieri e le guardie carcerarie inquisite precedentemente.

La Sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, ha pubblicato sulla sua pagina di facebook uno stato che descrive pienamente il suo malcontento e la delusione sua e di tutte le persone vicine alla famiglia:

“Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato.
Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato.
Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l’onorabilità di persone che ‘salvano la vita alla gente’?
E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra. Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c’era traccia dopo la sua morte…
E che immaginava un futuro come tutti noi.
Lui non c’è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che ‘la gente’ non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente.
E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l’anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era?
Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo.
E dimentichiamo il giuramento d’Ippocrate.
Tanto era un tossicodipendente.
Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l’è cercata.
E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici.”

Con questa sentenza la Corte d’Assise ha deciso quindi di non punire in alcun modo la struttura sanitaria, che in un caso o nell’altro ha lasciato morire di fame e di sete un suo paziente. Rileggendo lo sfogo della sorella non credo si possa in alcun modo darle torto. Tossicodipendente o no, un paziente resta sempre tale.

Molto spesso in Italia si difende strenuamente la vita prima della sua venuta al mondo e quando, per vari motivi, neanche il proprietario della stessa la definirebbe più così, ma si lasciano impunite morti che sono esplicitamente frutto di un abuso di potere.

Perché ancora oggi si pensa che la vita di un emarginato possa valere meno di quella degli altri?

Perché il primario dell’ospedale Pertini e gli altri dottori condannati non sono stati sospesi dall’ordine dei medici? Chi potrebbe mai fidarsi di un’equipe medica che, anche se non volontariamente, lascia morire un proprio paziente?

Come mai Stefano Cucchi quel 21 ottobre è stato trasportato d’urgenza in ospedale nonostante non avesse alcun tipo di problema fisico quando, meno di una settimana prima, è stato fermato e arrestato perchè in possesso di 29 grammi di hashish?

Auguro sempre a chi decide in queste sentenze di non doversi mai trovare di fronte a “misteri” come questo. Perché perdere un proprio caro e non sapere perché, non credo sia facilmente accettabile e superabile.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

Un pensiero riguardo “Stefano Cucchi: la Sentenza della Corte d’Assise

  • 7 giugno 2013 in 11:09
    Permalink

    Io m’indigno. Posso farlo? Parliamo in continuazione dei diritti negati altrove, in paesi lontani, paesi del TERZO MONDO. Poco importante invece se oggi in Italia dobbiamo lottare quotidianamente per I NOSTRI diritti negati, per questa giustizia che NON è UGUALE PER TUTTI! E siamo sempre tutti più soli, perché tanto se non ci accade nulla… per quale motivo dovremmo interessarci dei problemi degli altri? Quando e se arriverà il nostro turno ci penseremo…e grideremo aiuto, forse consapevoli che nessuno ci ascolterà. Perché d’altronde, c’è di peggio al mondo, i paesi del TERZO MONDO stanno messi peggio. Noi siamo italiani, siamo occidentali….siamo superiori.

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