Shakespeare è Shakespeare

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Shakespeare.

Anche se c’è chi dice che era solo un prestanome, e la sua, o di chi per lui, poesia è eterna.
Ma nella sua carriera il grande maestro ha commesso una gaffe che non va proprio giù a tante attrici di teatro, 788 ruoli maschili contro 141 femminili, la parità dei sessi non era certamente il suo talento maggiore.

Frances Barber, che ha già vestito due volte i panni di Lady MacBeth dichiara

[…]versi che racchiudono tutta la poesia di cui Shakespeare è capace, e tu sei lì, dietro le quinte, morta da un pezzo, con la sigaretta in bocca, testimone ma non protagonista.

A ovviare questo problema ci ha pensato Phyllida Lloyd, regista di Mamma Mia! e di The Iron Lady, il film su Margaret Theacher, che, con un cast esclusivamente femminile, ha messo in scena Giulio Cesare di Shakespeare, al teatro di Covent Garden, piccolissimo ma molto importante.

Così la Lloyd ci spiega la sua scelta.

È tra le opere più maschili di Shakespeare e i temi sono particolarmente odierni. Dittatori, manipolazione del popolo, vuoto di potere, cambio di regime.

E la scelta del cast

Le donne nei teatri ci sono, anche ai massimi livelli, ma gestiscono gli edifici, gli stabili, non le compagnie. È uno dei fallimenti della mia generazione. Purtroppo sul palcoscenico la storia è simile, le donne rappresentano solo un terzo degli attori professionisti. Perché? Non ho figlie, ma ho una nipote, mi piacerebbe che guardasse al teatro come a un ambiente in cui c’è parità.[…]A teatro le donne non sono il dittatore, bensì sua moglie, il complice piuttosto che l’assassino, l’amante, la compagna, la consorte di.

L’opera ha ricevuto gli elogi della critica e del pubblico, anche per la bravura indiscussa su a delle attrici, tra cui la Barbel che ha vestito i panni di Cesare, ma non sono mancati gli scettici, ancorati a una visione più tradizionale.
Per arrivare a ciò, racconta Phyllida, ha dovuto superare moltissimi ostacoli perché il progetto sulla carta non piaceva a nessuno, era troppo ardito, «un viaggio faticoso», ma alla fine soddisfacente.

Oltre al cast femminile, infatti, la Lloyd ha deciso di non usare lo scenario del I secolo a.C. bensì di riambientare l’opera in un carcere, per rendere il clima claustrofobico e oppressivo.
Durante le prove le attrici hanno collaborato anche con la detenute di Holloway che, chiamate a recitare le parti principali, hanno fornito ottimi spunti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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